Processo all’ex sindaco di Pompei per l’inchiesta Parking Plinio, il pm ritira le accuse

Salvatore Piro,  

Processo all’ex sindaco di Pompei per l’inchiesta Parking Plinio, il pm ritira le accuse

Svolta nel processo Parking Plinio che annovera tra gli imputati l’ex sindaco di Pompei, Claudio D’Alessio. Nel corso dell’udienza il pm ha chiesto l’assoluzione per l’ex primo cittadino e per l’attuale comandante della polizia municipale, Gaetano Petrocelli, anche lui finito a processo con l’accusa di abuso d’ufficio. A dieci anni dalla denuncia presentata dall’imprenditore Natale Russo – titolare dell’azienda Parking Plinio – e dallo scoppio dell’inchiesta che nel 2013 portò agli avvisi di garanzia per amministratori e funzionari dell’ente di Palazzo De Fusco, la richiesta presentata dal pm potrebbe rappresentare un radicale cambiamento rispetto alle fasi precedenti di un procedimento che si trascina lentamente da troppo tempo. A convincere i magistrati a chiedere l’assoluzione per i due principali imputati dell’intero procedimento alcune dichiarazioni poco attendibili da parte del teste.

Claudio D’Alessio, difeso dall’avvocato Gaetano Inserra, è a processo con l’accusa di concussione e abuso d’ufficio. Mentre al capo della polizia municipale, Gaetano Petrocelli è difeso dall’avvocato Guido Sciacca, viene contestato il reato di abuso d’ufficio. Per entrambi potrebbe arrivare l’assoluzione nel corso dell’udienza in programma il prossimo 15 settembre. Il presunto scandalo si fonda sulla denuncia fatta nel 2011 ai magistrati della procura di Torre Annunziata dall’imprenditore Natale Russo che per anni ha gestito il servizio di rimozione forzata delle auto in città. Nel 2013 gli avvisi di garanzia per gli imputati. D’Alessio secondo i pm all’epoca titolari dell’inchiesta, Rosa Annunziata e Mara Rosaria Magariello avrebbe preteso dei soldi dal titolare della ditta incaricata della rimozione forzata. In base alla ricostruzione dei magistrati quel denaro avrebbe rappresentato un «contributo per il partito di appartenenza». Niente soldi, niente appalto. E’ questa, in sostanza, la presunta minaccia su cui si sarebbe basata l’accusa durante tutti questi anni. «Incontrai Claudio (D’Alessio ndr) nel suo studio in via Roma. Parlavo con lui perché per la custodia delle macchine il Comune mi deve circa 3 milioni di euro. L’ex sindaco mi disse: non mettere l’avvocato che si prende il 10% sull’incasso. Assisto io, poi mi dai un contributo al partito. Voleva il 20% di un milione. Se non pagavo non avrei mai più lavorato ». Questo, invece, uno stralcio della testimonianza resa ai giudici dall’imprenditore Natale Russo. Era il 16 settembre del 2015 e Russo in aula raccontò la sua versione. D’Alessio – recita il capo d’imputazione – avrebbe preteso una percentuale del 20% su un appalto assegnato all’imprenditore allo scopo di finanziare il suo partito dell’epoca, l’Udc. Dopo la testimonianza della presunta vittima, il processo ha visto poi sfilare dinanzi ai giudici una lunga lista di altri testimoni. D’Alessio in tribunale s’è sempre difeso respingendo ogni accusa. «Non ho mai parlato con Russo di alcun appalto», disse nel 2018. Dopo gli strascichi di un’inchiesta partita ormai 10 anni fa per i due imputati potrebbe arrivare l’assoluzione.

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