Racket e delitti, l’ultimo killer pentito incastra il figlio del boss Ascione

Ciro Formisano,  

Racket e delitti, l’ultimo killer pentito incastra il figlio del boss Ascione

I verbali dell’ultimo killer pentito della camorra vesuviana rischiano di inguaiare il figlio del boss Raffaele Ascione. I primi inediti racconti di Antonio Sannino, ex componente del commando di fuoco del clan di corso Resina sono, infatti, stati depositati agli atti del processo d’appello che vede imputati, tra gli altri, Mario Ascione, il rampollo della camorra tornato in carcere nei mesi scorsi dopo essere uscito dal 41-bis durante il lockdown del 2020. Il procuratore generale ha, infatti, portato all’attenzione dei giudici le parole di Sannino in merito al procedimento che vede imputato Ascione per il tentato omicidio di Ciro Langella, delitto commesso nel 2008. Un agguato inquadrato dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli nell’ambito della guerra in corso tra gli Ascione e i Birra. Per questa vicenda il figlio del boss ha incassato 18 anni di reclusione in primo grado. Sentenza impugnata dalla difesa che ha deciso di ricorrere in Appello. Nella prima vera udienza del processo di secondo grado è subito arrivato il colpo di scena. Il procuratore generale ha chiesto di acquisire agli atti i primi racconti dell’ex affiliato. Racconti incentrati, a quanto pare, proprio attorno alle accuse contestate a carico Mario Ascione in questo procedimento. Verbali che dunque potrebbero rafforzare la tesi secondo la quale il figlio del boss fu tra i partecipanti al raid armato messo a segno 13 anni fa. Una vicenda, quella del tentato omicidio Langella, che qualche mese fa è cosa tata un nuovo arresto al rampollo del clan di corso Resina, riportato in carcere dopo che Riesame e Cassazione avevano accolto la richiesta di arresto firmata dal sostituto procuratore della Dda di Napoli, Sergio Ferrigno. Ma i verbali del nuovo pentito – condannato all’ergastolo per omicidio – sono finiti anche al centro di un altro processo. Il secondo filone giudiziario innescato per far luce sull’omicidio di Salvatore Barbaro, vittima innocente della camorra assassinato dal clan nel 2009 solo perché aveva la stessa auto di un boss rivale. Una vicenda per la quale Sannino ha incassato il carcere a vita assieme al boss di via Canalone, Natale Dantese, quest’ultimo attualmente recluso al regime del 41 bis. Le parole di Sannino sono finite al centro del processo che vede imputato, dinanzi al giudice per le udienze preliminari del tribunale di Napoli, Natale Suarino, ritenuto il finanziatore dell’ala degli Ascione guidata proprio da Dantese negli anni della guerra di camorra. Suarino è accusato di essere tra i mandanti del delitto che per un terribile errore di persona porto’ alla morte di un ragazzo innocente che non aveva nulla a che fare con la criminalità organizzata. Nell’ultima udienza il pubblico ministero ha depositato i  verbali del nuovo pentito. Parole che potrebbero ora diventare prove concrete a carico degli imputati.

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