20 anni di scioglimenti. Palazzi pieni di scheletri

Vincenzo Lamberti,  

20 anni di scioglimenti. Palazzi pieni di scheletri

I numeri sono impietosi e fotografano una realtà drammatica. In venti anni, la Campania, ha visto 111 amministrazioni comunali sciolte per infiltrazioni camorristiche. Dal 1991 al 2021, secondo quanto riportano gli open data del Ministero la Campania è la seconda regione, dietro la Calabria, ad aver dovuto fare i conti con un potere criminale capace di condizionare le libere scelte di sindaci, assessori e consiglieri comunali. Ma quei numeri, se rapportati ad un territorio più piccolo anche se densamente popolato come la parte sud della provincia di Napoli assumono contorni inquietanti. Sono otto i comuni della sola fascia costiera ad essere stati sciolti per camorra. Un bilancio che sale a venti se si allunga la mappa del territorio fino all’entroterra vesuviano. Una media che sale a quasi un provvedimento all’anno sull’arco dei venti appena trascorsi. Un territorio nel quale, negli ultimi due decenni, si sono saldati gli interessi di una criminalità organizzata capace di cambiare volto e facce con la crisi di una classe politica incapace di sviluppare gli anticorpi necessari a superare i condizionamenti dei clan. Nello speciale palmares in negativo, infatti, vi sono anche amministrazioni comunali che per due volte hanno dovuto fare i conti con lo scioglimento per camorra.

Nel 1993 sotto la scure del Ministero dell’Interno finiscono le amministrazioni comunali di Poggiomarino, San Giuseppe Vesuviano, Torre Annunziata e Ercolano. La città di San Giuseppe riceverà lo stesso trattamentio anche nel 2009. Nel 1996, poi, tocca a Pimonte, Terzigno e Ottaviano. Due anni dopo anche il Comune di Boscoreale viene commissariato. Nel 2001 arriva la scure dell’Antimafia a San Gennaro Vesuviano (accadrà ancora nel 2018), un anno dopo tocca a Portici. In mezzo città come Torre del Greco e Nola vengono prima commissariate e poi il provvedimento viene annullato. Recentemente, invece, è Gragnano a ricevere prima la visita degli 007 dell’Antimafia e poi a subire lo scioglimento per camorra. Provvedimenti che partono sempre allo stesso modo: la presenza del fumus di possibili infiltrazioni, l’arrivo degli 007, poi lo scioglimento. In alcuni casi, si pensi all’esperienza di Torre Annunziata e Castellammare, la commissione decide di non inviare atti per lo scioglimento. Ma di presentare una serie di prescrizioni da adottare. Tutte e due le città, non è un caso che si ritrovino a distanza di pochissimi anni alle prese con gli stessi problemi.  Un quarto di secolo che, in sostanza, non ha cambiato nulla. I clan si sono trasformati. Non sono eserciti che militarizzano i territori, ma aziende capaci di interagire con un mondo di mezzo fatto di faccendieri e factotum. Venti anni che sono coincisi, in maniera drammatica, con la crisi della classe politica all’ombra del Vesuvio. A nulla sono serviti gli scioglimenti o, peggio ancora, le prescrizioni: in questi due decenni l’incapacità di programmare il futuro, di riscrivere le regole, di rielaborare le strategie di crescita hanno lasciato campo libero ai clan e al disastro sociale. Un incubo che torna costante: Castellammare ha già avuto la sua commissione, il rischio che arrivi a Torre del Greco e Torre Annunziata potrebbe essere più di una certezza. Alla vigilia dell’arrivo di una pioggia di fondi europei per ridisegnare i territori, la sconfitta della politica significa la resa ai clan e l’abisso per un’intera area.

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