Commissione d’accesso a Castellammare, gli 007 già al lavoro

Tiziano Valle,  

Commissione d’accesso a Castellammare, gli 007 già al lavoro

Due errori gravi, che pesano come un macigno dal punto di vista politico sull’amministrazione del sindaco Gaetano Cimmino. Il primo è quello di aver azzerato una giunta tecnica che rappresentava una sorta di garanzia di spessore, rispetto alla bassa qualità del consiglio comunale. Il secondo è quello di aver imposto Emanuele D’Apice come presidente dell’assise, in un momento in cui il Comune di Castellammare di Stabia, era già da tempo sotto i riflettori. Per quanto riguarda il primo aspetto, è vero: l’addio ai tecnici e la sostituzione con assessori nominati dalla politica era già stato annunciato. Ma dall’insediamento dell’amministrazione Cimmino fino al momento dei cambi, di cose ne sono successe.

Le inchieste giudiziarie che si sono susseguite negli ultimi tre anni hanno sollevato molti dubbi sui rapporti tra politica, organizzazioni criminali e imprenditoria malsana. La giunta tecnica, in questo contesto, rappresentava una sorta di parafulmine per l’amministrazione Cimmino, perché le professionalità messe in campo erano decisamente inavvicinabili per chi volesse spingere piccoli interessi di bottega. L’esperienza di Fulvio Calì all’Urbanistica, di Giovanni Russo ai Lavori Pubblici, di Stefania Amato al Bilancio, sommate alle professionalità di Gianpaolo Scafarto alla Sicurezza, di Antonella Esposito alle Politiche Sociali e di Diana Carosella all’Istruzione, hanno permesso per due anni e mezzo di elevare il confronto sui temi e mettere in campo progetti di cui molti ne beneficeranno in futuro.

E’ vero, la rigidità dei tecnici mal si sposa con la politica. Ma in un momento in cui Castellammare aveva bisogno di sentirsi tutelata, quel pizzico di distacco poteva rappresentare addirittura un vantaggio, soprattutto agli occhi degli osservatori esterni. Cimmino però si è piegato alle logiche della politica, alle legittime aspirazioni di partiti sempre alla ricerca di visibilità, pagandone il conto in prima persona. I nuovi assessori politici sono alle prese con un lungo e lento rodaggio, e il primo cittadino si è ritrovato unico bersaglio in un momento in cui piovono missili da tutte le parti.

Per giunta senza poter contare su esponenti di maggioranza capaci di fare da scudo, mentre l’amministrazione viene picconata nelle fondamenta quotidianamente.Per quanto riguarda l’elezione di Emanuele D’Apice a presidente del consiglio comunale si è trattato di un pesante errore di valutazione, dal punto di vista politico. E’ vero, D’Apice è il consigliere anziano e quel posto, come di solito avviene, avrebbe dovuto occuparlo. Ma se quella scelta non è stata fatta all’inizio della consiliatura, appare paradossale averla imposta in un momento in cui il Comune era nel pieno della bufera. Non si tratta di far ricadere le colpe dei padri sui figli, ma di aver sottovalutato la possibilità che il passato di una condanna per concorso esterno in associazione mafiosa potesse tornare in un presente pieno di ombre. Tiziano Valle

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