Limatola: «Come in guerra: per le imprese è dura ripartire»

Vincenzo Lamberti,  

Limatola: «Come in guerra: per le imprese è dura ripartire»

«Dobbiamo avere ancora un atteggiamento di cautela. Il Covid non è sconfitto ma allenterei un po’ le misure considerato che questa è una situazione straordinaria, ma non più emergenziale. Però la si smetta con parole tipo bianco rinforzato, giallo rinforzato. Non si parla agli italiani come fossero quinta elementare».Alessandro Limatola è il segretario generale della Confederazione delle libere associazioni artigiane (CLAAI).

Come escono le imprese artigiane da questo difficile momento?

«Dire che non è stato fatto nulla non sarebbe giusto; dire che è stato creato un cuscino morbido per le nostre imprese nemmeno si può affermare. Quello che è stato riconosciuto non compensa le perdite subite e che registreremo nei prossimi mesi e nei prossimi anni».

In che senso? 

«Per ora le ferite che stiamo curando sono quelle in tempo di guerra. Ma quelle del dopoguerra non le conosciamo. C’è chi non riesce a ripartire, chi riparte ma senza slancio e poi come in ogni momento di sconvolgimento c’è chi va bene e cresce. Ma tutto questo non compensa la perdita del Pil generale dal paese».

Però, segretario, c’è il Recovery fund. Non sarà una boccata d’ossigeno?

«Vede i fondi europei intervengono su settori specifici: transizione ecologia e digitale. Ma dobbiamo interrogarci sul fatto che molte attività verranno espulse dal sistema perché non attuali. Pagheranno non solo lo stop prolungato ma anche l’accelerazione di alcuni investimenti con mano pubblica e l’obsolescenza di alcune produzioni»

Non è un quadro positivo.

«Tanti settori rischiano di essere devastati, non se ne può individuare uno soltanto. Quando si uscirà dalla rete di protezione che ha generato 100 miliardi di debito pubblico, indebitando le future generazioni, dovremo riflettere su cosa accadrà dopo. Quando partiranno gli investimenti su ambiente e tecnologia, quando finirà la Cig, i ristori, riapriranno tutte le attività e torneremo alla normalità, bene lì vedremo i danni di guerra. Certamente c’è un’altissima preoccupazione per le piccole imprese ma sono convinto che la visione che abbiamo adesso è molto limitata, ci sono interventi pubblici che frenano la stabilizzazione dell’economia del paese. Quando verrà meno questo capiremo chi resta in piedi e chi riparte»

Ci sono state categorie privilegiate secondo lei in questa pandemia?

«Eviterei di creare contrapposizioni sociali nel nostro paese. Certo c’è stato chi si è arricchito e chi ha chiuso. Abbiamo ancora legislazione di emergenza. Ma non credo sia giusto solleticare il dibattito sulle contrapposizioni sociali. Certo le differenze ci sono anche se nel lavoro privato per coloro che sono stati in Cig hanno ottenuto un sussidio per mantenere le famiglie. Nell’impresa chi ha lavorato intorno alla sanità ha avuto crescita straordinaria, in altri settori più esposti si contano i danni». Vilam

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