Housing Sant’Agnello, un’altra grana: niente mutui alle famiglie

Salvatore Dare,  

Housing Sant’Agnello, un’altra grana: niente mutui alle famiglie

Per 15 mesi hanno vissuto un incubo. Quello di vedere quelle case, le loro case, finire sotto sequestro a poche ore dall’attesa consegna degli alloggi. Era il febbraio dell’anno scorso, prima che esplodesse la pandemia. Ma il loro calvario, nonostante l’ordinanza con cui due settimane fa il Tribunale del Riesame ha annullato i sigilli, è destinato a continuare. Le 53 famiglie dell’housing sociale di Sant’Agnello non sono ancora riuscite a perfezionare l’acquisto degli appartamenti. Le abitazioni, che i giudici della libertà di Napoli hanno riconsegnato a Shs – cioè la società beneficiaria del permesso di costruire, che fa capo all’ingegnere Antonio Elefante, progettista delle opere – rimangono ovviamente ancora al centro del procedimento penale. Ci sono 15 indagati – tra sindaco, assessori, funzionari e tecnici comunali, oltre un ausiliario di polizia giudiziaria e quattro persone tra dirigenti di Shs e di New Electra, la ditta edile titolare dell’appalto privato – che rischiano pure di essere processati. E fino a quando non ci sarà la parola fine alla querelle giudiziaria con un verdetto definitivo, sembra evidente che sarà a dir poco complicato concludere gli acquisti delle abitazioni. Nei giorni scorsi, Shs ha inviato agli aggiudicatari degli alloggi una lettera in cui sollecita l’attivazione della procedura per la stipula dei contratti di compravendita, con la contestuale liquidazione delle somme previste del saldo. Parliamo di tanti soldi. Qual è il problema? Alla luce dell’inchiesta della Procura di Torre Annunziata, diversi aggiudicatari si sono rivolti alle banche, le quali però per ora non intendono concedere nuovi mutui per liquidare a Shs la somma prevista, dopo gli anticipi già pagati mesi fa. Le famiglie hanno già sborsato fior di quattrini per quegli appartamenti, valutati centinaia di migliaia di euro ciascuno. A detta di Shs, con l’annullamento del sequestro del complesso di via monsignor Bonaventura Gargiulo, «sono cessate le cause che impedivano il trasferimento degli alloggi». Era stato indicato, sempre dalla società di Elefante, un termine di 15 giorni per mettersi in contatto con Shs per pagare «opere extracontrattuali» e «concordare le definitive modalità di pagamento del saldo prezzo», oltre a pattuire «anche eventuale modalità di trasferimento dell’immobile». Ma i margini di manovra appaiono risicati, per ora. Oltre al no delle banche, alcune famiglie hanno preso contatti con notai del posto, pure a mo’ di “consulenza”. Nessuno si è detto eventualmente disponibile a concludere il rogito. Il motivo è lo stesso: l’incertezza dovuta alle indagini e a un possibile processo in cui si discuterebbe la regolarità delle licenze edilizie. Le famiglie hanno proposto quindi a Shs una soluzione diversa: entrare nelle case, pagare una somma una tantum e riconoscere alla società un canone fisso, una sorta di “fitto”. Questi soldi verrebbero “scalati” dalla cifra finale per l’acquisto delle case. Di pagare altre somme importanti per il saldo, giustamente, gli aggiudicatari non se la sentono, anche perché in molti – complice l’emergenza Covid 19 e il dramma economico che ha devastato il Paese – non sono in grado, come sarebbe stato prima del sequestro, di staccare un assegno robusto per Shs. Finora però, fumata nera.

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