Crisi, l’allarme dell’Antimafia a Castellammare: i clan comprano ristoranti e autosaloni

Tiziano Valle,  

Crisi, l’allarme dell’Antimafia a Castellammare: i clan comprano ristoranti e autosaloni

Ristoranti, bar, autosaloni e internet point da trasformare poi in centri scommesse. La camorra di Castellammare di Stabia è tornata ad investire in modo massiccio durante il periodo della pandemia, arrivando ad occupare anche locali del lungomare e del centro cittadino, sfruttando soprattutto le difficoltà di piccoli imprenditori a pagare i fitti o i debiti contratti con gli istituti di credito e i fornitori, a causa della lunga crisi generata dal Covid.E’ quanto si legge in alcune informative di polizia che sono state messe a disposizione della Dia (Direzione investigativa Antimafia). Gli atti, ovviamente coperti da segreto istruttorio, accendono i riflettori sul riciclaggio di soldi sporchi da parte dei clan D’Alessandro e Cesarano, che da decenni si spartiscono il territorio stabiese.

L’emergenza sanitaria che per la stragrande maggioranza delle persone ha rappresentato una sciagura dal punto di vista economico, per le cosche è diventata invece un’occasione per infiltrarsi ancor di più nell’economia reale.Dalle informative spuntano quasi una decina di casi di personaggi legati alla criminalità organizzata, alcuni anche con condanne passate in giudicato per associazione camorristica, che di colpo sono diventati imprenditori. C’è chi ha investito in un mega-ristorante, chi invece ha puntato su un bar oppure addirittura è entrato in società per un autosalone. Attività disseminate in diverse zone della città.Come abbiano fatto a trovare i soldi da investire, soprattutto in un momento di crisi, è la domanda a cui dovranno provare a dare una risposta gli investigatori.Il sospetto, manco a dirlo, è che siano stati riciclati soldi messi insieme con le estorsioni e i traffici di stupefacenti e armi. Il lavoro investigativo è appena alle battute iniziali, ma è chiaro che l’obiettivo è quello di stroncare sul nascere i tentativi della criminalità organizzata di ripulire i soldi sporchi e in questo modo continuare ad alimentare le casse dei clan, che garantiscono sostegno economico anche a chi finisce in cella.Castellammare, d’altronde, è una sfida che lo Stato non vuole perdere, come affermato dal Procuratore nazionale Antimafia, Federico Cafiero De Raho in un’intervista al quotidiano La Repubblica qualche mese fa.

Per questo motivo l’attenzione degli investigatori è alta anche per evitare che camorristi possano appropriarsi di pezzi della città, rilevando attività commerciali che magari sono state chiuse da imprenditori perbene che si sono dovuti piegare alla crisi.Una vera e propria minaccia anche per il futuro e lo sviluppo di un territorio dove ci sono organizzazioni criminali che portano avanti i loro affari illeciti da oltre mezzo secolo e sono riusciti a rigenerarsi nonostante arresti e condanne inflitte dalla giustizia. Forse proprio per la capacità di reinvestire i capitali messi insieme con estorsioni e traffici di droga.

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