Torre Annunziata. Le sirene che squarciano il silenzio  di Torre Annunziata si portano dietro le ombre di una nuova Tangentopoli. E stavolta lo spettro delle mazzette bussa alla porta della politica e travolge il Pd.«Mi state arrestando?», sono le uniche parole che pronuncia l’ex vicesindaco quando il capitano della Finanza, che tecnicamente è anche un suo collega, gli chiede le chiavi dell’auto.

Luigi Ammendola è stato il super assessore della giunta, il braccio destro del sindaco Vincenzo Ascione, l’uomo del Pd vicino ai capobastone regionali, fedelissimo del consigliere regionale Mario Casillo. Lo hanno fermato a Gragnano, poco dopo il vaccino. Era sparito dalla scena politica a dicembre, dopo il secondo rimpasto giunta in dieci giorni, una rivoluzione avvenuta, guarda caso, appena qualche giorno dopo l’arresto dell’ex capo dell’ufficio tecnico comunale, Nunzio Ariano fermato con addosso una mazzetta da 10mila euro. Non una casualità per la Procura di Torre Annunziata. Secondo il procuratore Nunzio Fragliasso un filo rosso unirebbe Ariano ed Ammendola.

La mazzetta che l’ex capo dell’Utc ha intascato dall’imprenditore Vincenzo Supino per alcuni lavori di ristrutturazione di diverse scuole comunali, non era solo per lui. Una dazione della tangente era destinata alla “parte politica”, come ha ammesso lo stesso Supino nell’interrogatorio reso qualche giorno dopo il blitz che ha portato all’arresto in fragranza di Ariano. E Ammendola sarebbe, per gli inquirenti e per la guardia di finanza, “la parte politica”. Un sospetto fondato su mesi e mesi di indagini e intercettazioni. A partire proprio dal giorno dell’arresto di Ariano e da quella telefonata che l’ex capo dell’utc fa ad Ammendola.

Un indizio che si somma ai diversi sospetti raccontati nelle 37 pagine dell’ordinanza cautelare firmata dal gip  del Tribunale di Torre Annunziata.Conversazione che prosegue con le chat fino a quando Ariano, fermato con le due tangenti da 5mila euro l’una, non viene arrestato. «Mi hanno trovato li», scrive Ariano ad Ammendola dopo essere stato fermato. Ed è una frase che lascia intendere, secondo l’accusa, che Ammendola sapesse che Ariano aveva riscosso, qualche istante prima la mazzetta da Supino. Altro elemento importante, secondo l’accusa, sarebbe legato ai racconti dello stesso Supino.

L’imprenditore ha infatti raccontato di essere stato contattato proprio da Ammendola qualche mese prima. L’ex vicesindaco gli avrebbe detto di mettersi in contatto con Ariano proprio per la vicenda dell’appalto di somma urgenza per il restyling di alcune scuole. E anche su questo punto – quello della somma urgenza dell’appalto – gli inquirenti sollevano molte perplessità. Perplessità confermate, si legge nell’ordinanza, anche da altre testimonianze.Elementi sufficienti, sostiene il giudice, per emettere l’ordinanza cautelare richiesta dalla Procura a carico di Ammendola.

E anche un provvedimento di divieto di contrattare con la pubblica amministrazione per la Supino group srl, l’azienda che avrebbe beneficiato delle condotte illecite di Vincenzo Supino ottenendo appalti in cambio di tangenti.E le tangenti che Supino avrebbe corrisposto o dovuto corrispondere ad Ariano e Ammendola, come scrive in una nota il procuratore,  sarebbero diverse. I 10mila euro sequestrati ad Ariano a dicembre scorso  rappresenterebbero, infatti, una parte di una complessiva mazzetta da 40.000 euro che l’imprenditore avrebbe dovuto corrispondere a tecnici e politici. Si perché l’arresto di Ammendola, dopo quello di Ariano, potrebbero rappresentare solo l’ennesimo atto di una saga giudiziaria ancora aperta.

Non è escluso, infatti, che altri soggetti possano essere coinvolti in questo presunto “sistema”, come viene rimarcato nelle motivazioni del provvedimento cautelare. Ammendola avrà ora la possibilità di difendersi e dimostrare la sua innocenza rispetto alle accuse contestate. Ma da ieri mattina le mille ombre della Tangentopoli di Torre Annunziata hanno travolto anche la politica.

CRONACA