Tangentopoli a Torre Annunziata, l’ex vicesindaco: «Ascione doveva dimettersi. Nell’Utc un grumo di interessi»»

Vincenzo Lamberti,  

Tangentopoli a Torre Annunziata, l’ex vicesindaco: «Ascione doveva dimettersi. Nell’Utc un grumo di interessi»»

Oggi il sindaco di Torre Annunziata radunerà a casa sua i fedelissimi. La parola d’ordine è: resistere. Incollato sulla sua poltrona, indifferente alle bombe giudiziarie che gli esplodono sotto i piedi, il primo cittadino non si dimetterà. Vuole andare avanti, costi quel che costi. Il primo schiaffo in pieno viso gliel’ha assestato il suo ex vice sindaco, Lorenzo Diana. Una lunga carriera nell’antimafia, per cinque anni e mezzo anche la gogna di un’indagine dalla quale è uscito pulito, l’ex senatore ha fatto chiaramente capire al sindaco che vivacchiare, sarebbe la scelta peggiore. Raggiunto al telefono nella sua terra casertana, il giorno dopo l’addio, Diana appare sereno e convinto della decisione.

Senatore Diana, lei ha consigliato al sindaco di dimettersi?

«Ho suggerito al sindaco di rimettere il suo mandato al consiglio comunale per aprire una discussione profonda nella maggioranza. Gli ho detto con chiarezza che avrebbe dovuto dimettersi: almeno per creare una vera frattura col passato, per sganciarsi dal vecchio e provare a costruire il nuovo. Serviva essere sindaco di una giunta della svolta e non fermarsi a una cautela politica».

Quando ha capito che questo non sarebbe accaduto? E come è maturata la sua decisione?

«Abbiamo due convinzioni diverse. Il sindaco ha dichiarato, secondo me frettolosamente, di voler continuare con questa esperienza senza neanche confrontarsi con noi. Questo mi ha portato a dire che da parte mia non c’era la disponibilità a continuare».

Nella sua lettera d’addio, però, scarica tutte le colpe sul Comune, sulla burocrazia, sulla macchina comunale. Così sembra che la politica sia vittima. Le carte giudiziarie, per ora, non dicono questo. Non trova?

«Io ho sostenuto e sostengo che ci sia un problema forte da affrontare nell’amministrazione di Torre. E questo lo dicono proprio le carte giudiziarie che scoprono il coperchio della pentola. L’ufficio tecnico, non nella sua interezza, sia chiaro, è una palla al piede che frena progetti, iniziative, è un centro di potere nel quale si deve intervenire».

Certo senatore, ma la politica, il sindaco, la giunta, la maggioranza: in questi due anni dove erano?

«Non sfuggo alla sua contestazione. E’ ovvio che al di sopra dell’apparato amministrativo c’è la politica che è chiamata a vigilare e indirizzare le azioni. La mia è una denuncia dell’esistenza di un grumo di interessi che vedeva due soggetti camminare pericolosamente insieme. Fermo restando la presunzione di innocenza, c’è una situazione amministrativa che richiede un intervento urgente deciso e forte».

Sin dal primo momento, pur non essendo un politico alle prime armi, lei ha parlato di cose terribili trovate all’interno di quell’ufficio.

«E le confermo tutte: abbiamo trovato otto gare d’appalto fatte all’epoca dell’ingegnere Ariano che abbiamo dovuto sospendere perché gravemente viziate nella procedura. Non dico solo rispetto al mancato uso della piattaforma elettronica per le gare sotto soglia, in 3 anni e mezzo mai usata, non dico gli affidamenti, ma le basti pensare che due dirigenti, prima quello venuto da Sorrento, poi quello nominato all’interno, nessuno ha districato questa matassa. E ora si rischiano di perdere finanziamenti perché c’è stata una pessima gestione amministrativa».

Sarò ripetitivo, ma qualcosa non mi torna. Il vice sindaco Ammendola è uomo di fiducia del sindaco, è anche il punto di riferimento dell’area che fa capo al capogruppo regionale Mario Casillo. Su Ariano e Ammendola, Ascione mette la faccia la prima volta: di chi è la responsabilità politica?

«So bene come si compongono le giunte, anche se non conosco gli equilibri politici interni. Io penso e l’ho detto al sindaco che c’è da assumere una forte responsabilità politica. Al sindaco riconosco di aver mandato a casa quella giunta dopo l’arresto di Ariano e di aver chiamato noi a dare una svolta. Ma ora, lo ribadisco, serviva ancora più coraggio. Non si può avere moglie ubriaca e la  botte piena. Però una cosa voglio dirla».

Prego, dica.

«Sulla vicenda giudiziaria sono iper-garantista, sono stato indagato cinque anni mezzo dalla Dda e per questo Saviano mi ha definito ostaggio della giustizia. Per me si resta innocenti fino a sentenza definitiva, ma esigo coraggio nella decisione e nell’azione politica. La politica ha fatto errori, scelte affrettate. Bisogna correre ai ripari».

In città i dubbi su come andavano le cose al Comune, nell’ufficio tecnico e sull’azione di alcuni esponenti politici erano, purtroppo, evidenti. Possibile che nessuno se ne fosse accorto prima?

«Non ho elementi ora per dire che ci fosse una cupola. Ciò che ho notato subito, però, e che ho detto proprio a Metropolis, era la sensazione di una città assuefatta a vedere cose che non vanno. Anche la reazione debole all’omicidio Cerrato va in questo senso. Torre Annunziata non ha creato una profonda rottura con la camorra: nella città ci sono pezzi di società che hanno convenienza con le attività illecite. Dalla camorra storica alla delinquenza comune, alla manovalanza dello spaccio del quadrilatero, ai pezzi professionali che gestiscono soldi illeciti c’è un pezzo di società che chiude gli occhi».

Lascia qualcosa di positivo?

«Da quando mi sono dimesso mi sono arrivati decine di messaggi di solidarietà, di torresi che mi chiedevano di non lasciare. Lo ammetto, mi ha fatto piacere. Perché ho trovato risorse in parrocchie di frontiera. C’è voglia di aggrapparsi a prospettive di fiducia ma la politica deve avere coraggio di anticipare i tempi e andare avanti».

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