Viaggio tra i ristoratori che sfidano la crisi, Le Lune di Terzigno: «C’è voglia di vita, attendiamo i turisti»

Andrea Ripa,  

Viaggio tra i ristoratori che sfidano la crisi, Le Lune di Terzigno: «C’è voglia di vita, attendiamo i turisti»

Riscoprire gli scenari naturali all’ombra del Vesuvio vuol dire riscoprire se stessi dopo un lungo periodo di blocco totale. Uno stop obbligato per l’emergenza Covid che ha azzerato tutto: gli affari, determinando un «default economico» per tante aziende senza precedenti, e turistico, azzerando di fatto gli ingressi nel nostro Paese. Due motori dell’economia nazionale fermati da un giorno all’altro in nome della tutela della salute che oggi stanno provando a rimettersi in moto. Tra i vigneti del Lacryma Christi del Vesuvio e la Catalanesca della tenuta Le Lune del Vesuvio di Terzigno si respira un senso di libertà. E di normalità. Due concetti che per mesi sembravano essere due «bestemmie» in confronto ai morti e ricoveri per il virus. Con la campagna vaccinale che prosegue a ritmi serrati, anche le aziende della ristorazione hanno ripreso a lavorare. E’ uno dei settori più colpiti dalla crisi economica legata a doppio filo con la pandemia, nel Mezzogiorno Confcommercio ha stimato che circa il 50% delle aziende – a fronte di un fatturato dimezzato a livello nazionale – alzerà bandiera bianca. Aziende morte per il virus. Ma sui fianchi del Vesuvio c’è chi continua a fare azienda. A produrre vini e a proporre la propria idea enogastronomica nel piccolo ristorante di famiglia aperto 8 anni fa insieme alla tenuta. A “Le lune del Vesuvio” di Terzigno, struttura dell’imprenditore di Poggiomarino Andrea Forno, la cui famiglia lavora il vino da decenni, c’è chi la crisi l’ha presa di petto. Sfidando in prima persona un nemico davanti a cui tanti hanno preferito alzare bandiera bianca. La nona tappa del viaggio tra i locali che hanno preferito continuare a investire fa tappa sul Vesuvio. «E’ innegabile che il virus sia stato una catastrofe per noi imprenditori di questo settore. Non soltanto per la ristorazione, ma anche per chi rifornisce dei prodotti alberghi e locali. Un indotto, una catena che s’è dovuta fermare da un giorno all’altro per l’emergenza sanitaria. Ed anche noi abbiamo passato momenti durissimi». Un periodo che sembra essere alle spalle, il sole che batte sui vigneti, mentre si passeggia nell’agriturismo situato nella zona alta di Terzigno, sono segnali incoraggianti di una stagione che sta per venire che s’annuncia simbolo di ripresa. Dopo le grandi difficoltà di un anno e mezzo passato dietro ai decreti e alle continue chiusure decise dal governo per contenere i contagi. «C’è voglia di normalità, di ritorno alla vita. Lo vedo e lo sento mentre mi confronto con gli operatori del settore e anche con i clienti che sono venuti a farci visita». Da maggio a questa parte le porte della struttura hanno riaperto al pubblico, il Lacryma Christi rosso doc, premiato tra i cento vini migliori d’Italia, è tornato a riempire i calici. «Anche se il virus ha cambiato per sempre il modo di percepire e intendere l’imprenditoria in questo settore, siamo finalmente ripartiti. E’ stata una liberazione», dice Andrea Forno che gestisce la tenuta insieme all’inseparabile moglie Grazia. Manca ancora qualcosa per poter parlare di ripresa, anche se in fondo al tunnel una piccola luce comincia a intravedersi. Soltanto il turismo, che sul Vesuvio aveva fatto registrare numeri incoraggianti negli ultimi anni, potrà consentire alle attività come quelle di Andrea Forno di guardare con piena fiducia al futuro. Tuttavia i primi introiti dopo un anno e mezzo di stop, sono un segnale incoraggiante. «Possiamo essere molto più tranquilli rispetto a qualche tempo fa. Questa luce in fondo al tunnel comincia a intravedersi. Non solo nella tenuta e nel nostro ristorante, qui abbiamo aperto i battenti appena possibile, ma anche nelle strutture in cui noi forniamo i nostri prodotti. Significa che siamo ripartiti. Nella nostra tenuta abbiamo registrato numeri incoraggianti nell’ultimo periodo. Riusciamo ad avere anche qui la presenza di molte persone, anche se solo del territorio. Aspettiamo il ritorno dei turisti. Prima della pandemia venivano qui americani, inglesi e tedeschi. L’apertura agli stranieri rappresenta per noi l’ossigeno per andare avanti, sono ottimista sotto questo aspetto che si avranno risvolti positivi nei prossimi mesi», ribadisce. Alle spalle sembrano ormai essere passati i mesi difficili dettati dall’incertezza del lavoro, dal rischio di dover tenere chiuse le porte della tenuta a lungo. «Il Covid è stata indubbiamente una mazzata perché per chi come noi che lavora nel mondo della ristorazione e nel rifornimento alle strutture di questo settore di prodotti come il vino, l’arrivo del virus ci ha praticamente tagliato le gambe. – spiega Andrea Forno – Gli unici che non hanno incontrato la crisi sono i circuiti della grande distribuzione, anzi forse sul Covid hanno ottenuto soltanto benefici dal punto di vista economico. Noi abbiamo provato a difenderci al meglio delle nostre possibilità, ma è stata dura». Di fronte c’è un futuro, si spera senza virus, mascherine e restrizioni.

CRONACA