La colonna delle auto delle forze dell’ordine arriva a Largo Licerta quando mancano pochi minuti alle 9,20. Sul posto, già dal mattino, gli agenti della polizia municipale stanno sgomberando le vetture ancora parcheggiate. A coordinare le operazioni, che di lì a poco vedranno l’abbattimento di un’edicola votiva, il dirigente del commissariato di Castellammare, Pietro Paolo Auriemma. E’ la polizia, infatti, a gestire le operazioni col supporto dei vigili urbani, dei carabinieri, della guardia di finanza, dei pompieri e del personale dell’ufficio tecnico del comune di Castellammare. L’obiettivo smantellare un altarino che secondo la Prefetttura sarebbe dedicato a tre pregiudicati del centro storico di Castellammare di Stabia, uno di questi figlio di un colonnello del clan D’Alessandro. Fino a qualche giorno fa, infatti, vi erano foto e lapidi che ricordavano i tre giovani. Quando arriva la polizia, ieri mattina, invece trova solo la statua della Madonna e mazzi di fiori posti davanti. Un altarino che, poi, era anche delimitato da un piccolo cancello abusivo. Secondo le indagini che il commissariato aveva portato avanti quello era un’edicola votiva abusiva dedicata a Nicola Martinelli, figlio di Raffaele affiliato al clan D’Alessandro, Francesco Tremante e Mario Calvo. Tutti giovani morti in periodi diversi a causa delle ferite riportate in altrettanti incidenti stradali.  L’altarino abusivo era stato realizzato sul marciapiede pubblico ed è stato rimosso grazie a un intervento del Comune stabiese, nello specifico il Settore Urbanistica, e il comando di polizia municipale, in collaborazione con Prefettura, Procura e tutte le forze dell’ordine. Le opere abusive consistevano in un massetto, una tettoia in lamiera, una statua della Madonna, tre tavole raffigurati i pregiudicati defunti, una fontanina, una ringhiera metallica con cancelletto, un muro di tufo che inibiva l’accesso alla piazza da un lato. La statua della Madonna è stata affidata alla locale Parrocchia dello Spirito Santo, la chiesa guidata da don Salvatore Abagnale.  “Il programma di interventi – scrive in una nota la Prefettura di Napoli – avviato a seguito di operazione concordata in apposito tavolo tecnico, in ottemperanza agli esiti del Comitato ordine e sicurezza pubblica dell’area metropolitana del 4 marzo scorso, proseguirà nei prossimi giorni e nelle prossime settimane, con la finalità di ripristinare il rispetto della legalità con la progressiva rimozione di manufatti o altri simboli che insistono abusivamente sulla pubblica via, ferma restando l’eventuale sussistenza di specifici reati’’. “Ma che vi ha fatto di male la statua della Madonnina, lasciatela dove stava”. A Largo Licerta, nel cuore del centro antico, sono da poco passate le 9 e i vigili urbani hanno appena messo la statua della Vergine nel Vano del comando di polizia municipale. Due anziane si avvicinano ai vigili e ai poliziotti. Una è in lacrime, se le asciuga con dignità e prova a mediare con le forze dell’ordine. “La struttura è abusiva, va bene, toglietela. Ma lasciate stare la Madonnina, che male vi fa. Noi vogliamo farci una preghiera ogni tanto, ci protegge”. Le forze dell’ordine, però, sono irremovibili. La disposizione arriva direttamente dalla Prefettura, non ci sono canali per mediare. Quella struttura va interamente cancellata. Dai balconi altre persone fanno sentire la loro voce. E, spesso, sono anziane a cui l’idea che quella statua a cui portavano fiori o richieste di ogni genere, scompaia dal quartiere e dalla loro vista. Dal quarto piano un’altra signora urla alla polizia: “Non toccate la Madonna, lasciate stare la statua dove sta”. La tensione sale anche quando un residente arriva per esprimere il proprio disaccordo. Scappa anche qualche parola grossa, ma la gestione dell’ordine pubblico è affidata a un funzionario d’esperienza che sa che ogni tanto non ascoltare è positivo. Gli agenti ascoltano, parlano e fanno capire le posizioni dello Stato che non può, sul tema della legalità, trattare e mediare. L’ordine è chiaro e va portato a termine.

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