Il patto con lo Stato, la villa con piscina, il massacro al bar: i segreti dell’arresto del boss Casillo

Ciro Formisano,  

Il patto con lo Stato, la villa con piscina, il massacro al bar: i segreti dell’arresto del boss Casillo
Il boss noto come 'a vurzella

Boscoreale. Francesco Casillo, il boss dello spaccio, l’uomo del patto scellerato tra Stato e camorra all’ombra del Vesuvio, è stato arrestato. Alle 15 e 30 di ieri pomeriggio i carabinieri della caserma di Torre Annunziata hanno accerchiato la sua abitazione, una villetta a due piani con piscina sita in via Aquini, tra Boscoreale e Terzigno.

A carico di Casillo è stato eseguito un ordine di carcerazione emesso dalla Corte d’Assise d’Appello del tribunale di Napoli in seguito ad una recente condanna all’ergastolo. Il boss di Boscoreale, infatti, è stato condannato al carcere a vita, in secondo grado, a fine maggio. E’ accusato di aver avuto un ruolo nell’agguato che nel febbraio del 2007 costò la vita ai fratelli Marco e Maurizio Manzo, massacrati da un commando armato dei Gionta all’interno di un bar a Terzigno.

Un delitto che – secondo l’indagine condotta dall’ex pm Antimafia, Pierpaolo Filippelli – doveva rappresentare la firma sulla triplice alleanza tra i Valentini di Torre Annunziata, i Birra di Ercolano e gli Aquino-Annunziata. A decretare l’omicidio – come raccontano le sentenze passate in giudicato – sarebbero stati proprio i boss ercolanesi per vendicare la presunta partecipazione dei fratelli Manzo ad un altro delitto che colpì un familiare dal boss Giovanni Birra. Da qui la richiesta ai Gionta e a Casillo di ammazzare i due uomini ritenuti legati all’altro clan di Ercolano, gli Ascione-Papale.

Il boss di Boscoreale, scarcerato nella primavera del 2020, in pieno lockdown, era stato assolto in Appello per questa vicenda. La Procura Generale ha però deciso di impugnare quella sentenza, ottenendone l’annullamento in Cassazione e il nuovo rinvio dinanzi ai giudici della Corte d’Assise d’Appello di Napoli. Le nuove prove prodotte dagli inquirenti, tra cui le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, avrebbero certificato la reale partecipazione di Casillo a quel massacro.

Al punto che i giudici hanno deciso di condannarlo nuovamente all’ergastolo. E benché non si tratti di una sentenza definitiva – appare scontato il ricorso in Cassazione – i giudici hanno comunque ritenuto necessaria l’applicazione della misura cautelare a carico di Casillo anche alla luce della gravità delle accuse e dei precedenti penali del capoclan di Boscoreale.

Per anni Casillo è stato ritenuto uno dei più importanti trafficanti di droga dell’hinterland napoletano e il suo nome è finito al centro di un processo, tutt’ora in corso, che vede imputati alcuni esponenti delle forze dell’ordine accusati di essere scesi a patti proprio con il capoclan dell’area vesuviana tra il 2007 e il 2009. Dopo le formalità di rito il boss di Boscoreale è stato condotto nelle celle del carcere di Secondigliano.

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