Il Pd di Torre Annunziata perde la faccia, niente sfiducia al sindaco: vince l’opportunismo

Vincenzo Lamberti,  

Il Pd di Torre Annunziata perde la faccia, niente sfiducia al sindaco: vince l’opportunismo

Alla farsa del primo cittadino Vincenzo Ascione s’aggiunge, immancabilmente, quella del Pd di Torre Annunziata, un partito con l’ossigeno senza più forma né sostanza. Se la politica avesse un senso (e non ce l’ha più a Torre Annunziata da quasi mezzo secolo) il gruppo consiliare Dem dovrebbe presentare una mozione di sfiducia al sindaco. I vertici napoletani hanno dichiarato «conclusa l’esperienza politica torrese» e il sindaco se n’è fregato, tirando diritto e andando a caccia di stampelle pur di non lasciare la sua poltrona. La verità è che ha già trovato opportunisti in consiglio pronti a supportarlo e anche nel gruppo consiliare c’è chi è pronto a voltare le spalle al Pd per proseguire una consiliatura compromessa dalle ombre e le inchieste. Il primo “scudiero” di Ascione è Giuseppe Raiola, quello che meno di tutti s’è posto il problema della coerenza politica dall’alto della sua carriera da trasformista. Il secondo è Massimo Papa. Gli altri temporeggiano divisi tra chi ha già scelto di sfilarsi e chi invece pensa di poter appoggiare il sindaco in cambio di garanzie di potere. Il quadro del Pd di Torre Annunziata è come un dipinto cubista e al suo interno si agitano forze scomposte allo sbaraglio totale. Una figuraccia che s’aggiunge a tutte quelle che nel corso degli ultimi decenni hanno riempito l’album dell’indicibile.  Insomma, il primo partito di maggioranza riflette il volto del suo sindaco. E’, per dirla con Ascione che è arrivato a scomodare Dio immaginandosi la sua terza giunta in sei mesi, «A sua immagine e somiglianza». Incerto, debole, confuso, in qualche frangente spudorato. I pesci grandi (Mario Casillo compreso) tacciono, quelli piccoli si dimenano in un acquario senza più ossigeno. Una parte è disposta a seguire Ascione fino all’inferno, nonostante lo scandalo mazzette, l’abbandono dei riferimenti politici regionali e provinciali, la prospettiva di un’ammucchiata politica per sete di potere. Paolo Persico, il commissario cittadino del Pd arrivato a Torre per zittire i dissidenti che chiedevano la verica di giunta e la testa di Ammendola, assieme a Marco Sarracino aveva firmato una nota in cui invitava il sindaco alle dimissioni. Ora è imbarazzato: «Restiamo su una linea distante da quella del sindaco». Jessica Lucibelli è tra i consiglieri in bilico. «Resto in attesa di un confronto con il segretario provinciale per capirci qualcosa. Mi riservo di prendere una decisione all’esito dell’incontro». Tace, invece, Germaine Popolo che aveva annunciato le dimissioni da consigliere comunale e che non ha ancora dato seguito alla ferma protesta. In teoria farebbe parte dei dissidenti, ma se prima minacciava fuoco e fiamme adesso se ne sta in silenzio. In attesa degli eventi. Chi invece sfodera la spada è Giuseppe Raiola, presidente del consiglio e capogruppo del Pd. «Restiamo con il sindaco, non faremo un passo indietro sopratutto in questo momento drammatico. Condividiamo tutte le scelte del sindaco compresa quella di non dimettersi, non è un momento facile per lui come per tutti noi, ma continuiamo a sostenerlo. Lo faremo fino alla fine. Fino a quando deciderà di continuare il suo mandato». Gli fa eco anche Massimo Papa partendo da una premessa che al momento è un controsenso politico: «Resteremo nel Pd e resteremo al fianco del sindaco». E ne spiega i motivi: «I vertici del Pd non ci hanno comunicato nulla e siamo costretti a sapere le cose dalle colonne di Metropolis. Per ora abbiamo fissato diverse riunioni, vedremo cosa accadrà». Nessuno che si ponga la questione morale, nessuno che affronti la questione politica legata allo scandalo mazzette. Conta la poltrona. Come sempre. E questo basta a garantire il sostegno al primo cittadino.

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