Avion Travel e quel nome rubato a un’agenzia viaggi: la reunion dei 40 anni

Rocco Traisci,  

Avion Travel e quel nome rubato a un’agenzia viaggi: la reunion dei 40 anni

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Rocco Traisci.

Non riuscivano a trovare un nome decente, da gruppo serio. Un nome che inseguisse le ventate della moderna new wave e un irrequieto sentimento viaggiatore, un nome che fosse un po’ casertano e un po’ londinese e li accompagnasse in gita per il mondo su un autobus. Detto, fatto. La scritta “agenzia viaggi Avion Travel – Caserta” copriva l’intera fiancata di un pullman turistico, un’insegna involontariamente geniale che dava un tocco di esterofilia all’agenzia e che altrettanto involontariamente avrebbe regalato la fama a quella “piccola orchestra” di prog rock, jazz e canzone popolare.Sono passati quarant’anni. Il frontman Peppe Servillo, il trombettista Peppe D’Argenzio (gli unici reduci di quella prima formazione, che solo nell’86 comincerà a fare sul serio), il batterista Mimì Ciaramella, il contrabbassista Ferruccio Spinetti e il chitarrista Fausto Mesolella, scomparso nel 2017, sono il quintetto storico di una band non band, che sembrava recitasse insieme alla teatralità del suo cantante. «Fausto aveva quell’idea di mestiere che dosa spregiudicatezza, passione e cinismo. Ci vuole una pellaccia per fare musica», racconta Servillo. Fare musica parola per parola, canzone dopo canzone, concerto dopo concerto, album dopo album, da Opplà del ’93 – del quale uscirà in queste settimane una versione in vinile – fino alla conquista di Sanremo nel 2000, senza mai vendere l’anima al diavolo.Due anni di grandi traguardi precedono il successo di “Sentimento”. Nel ‘98 gli Avion Travel avevano già saggiato il palco del Festival nella sezione big con “Dormi e sogna”, vincendo il Premio della critica e della giuria di qualità (presieduta dal compositore inglese Michael Nyman, che li esalta sulle pagine del Financial Times) come migliore musica e migliore arrangiamento. Un anno dopo esce l’album capolavoro “Cirano”, firmato dal produttore Arto Lindsay, uno dei padri della no wave newyorkese, con all’attivo già storiche collaborazioni con David Byrne, Ryuichi Sakamoto, Caetano Veloso e Marisa Monte. Nel dicembre 2000 esce l’album “Storie d’amore”, un omaggio alla canzone italiana e più in generale alla musica evergreen degli anni sessanta. La raccolta contiene anche il brano “Che senso ha”, la prima versione con testo italiano del capolavoro bossanova “Insensatez” di Tom Jobim, conosciuto anche nella versione inglese “How insensitive”.La reunion del quarantennale della band (che in realtà cadeva nel 2020, posticipata per ovvi motivi) si celebra con la turnè Opplà Tour, dedicata al disco della prima consacrazione e l’uscita di un nuovo singolo, “Il fiume”. Di questa band resta il vissuto di brani meravigliosi, da “Abbassando” a “Cuore grammatico”, “Aria di te”, “L’atlante”, “Scherzi d’affitto” fino a perle nascoste come “Piccolo fuoco” e “Cose nuove”.

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