Castellammare. L’allarme Antimafia: «Il clan D’Alessandro alleva i nuovi boss»

Tiziano Valle,  

Castellammare. L’allarme Antimafia: «Il clan D’Alessandro alleva i nuovi boss»

Il clan D’Alessandro sta allevando i boss del futuro. Giovani, tutti incensurati, che però già sarebbero attivi negli affari della cosca che da decenni impone la sua violenta legge, con estorsioni, traffici di droga e armi, e omicidi, a Castellammare di Stabia. Dagli atti dell’inchiesta sull’omicidio di Pietro Scelzo, che a inizio settimana ha portato all’arresto di Vincenzo Ingenito e Antonino Esposito Sansone, spuntano gli approfondimenti condotti dall’Antimafia sulla terza generazione della cosca di Scanzano.Un dato che era già venuto alla luce quando è stato arrestato Luigi D’Alessandro, il ventitreenne figlio del boss Pasquale, nell’ambito dell’inchiesta Domino, che ha fatto luce sul racket imposto dal clan a decine di imprenditori di Castellammare e della penisola sorrentina.Ma stavolta, dagli atti, spunta una vera e propria ricostruzione di cosa sarebbe accaduto negli ultimi anni dopo le scarcerazioni di personaggi del calibro di Sergio Mosca e Augusto Bellarosa. Sono proprio loro due a essere citati dalla Procura Antimafia perché si sarebbero mossi «all’ombra dei giovani astri nascenti, con funzioni di abili consiglieri e coordinatori delle attività criminali, ristabilendo la supremazia della componente familiare delle “palazzine” nella gestione delle attività illecite», si legge in un passaggio dell’ordinanza firmata dal gip di Napoli.Insomma, secondo la ricostruzione degli 007, i vecchi pregiudicati si sarebbero messi al servizio dei rampolli del clan D’Alessandro per prepararli a quando dovranno assumere ruoli più importanti all’interno della cosca e guidare gli affari della famiglia.E proprio riguardo ai business di Scanzano, l’Antimafia sembra non avere dubbi: «Gli interessi criminali perseguiti dagli esponenti delle “palazzine” fondano principalmente la propria capacità di accumulare capitali dalle attività dalla parvenza lecita, che assicurano all’organizzazione entrate consistenti e consolidate nel tempo». In pratica, il clan negli anni avrebbe investito in diversi settori con l’aiuto di prestanome, continuando a controllare a distanza questi affari.Ma non mancano chiaramente «le estorsioni, il racket degli apparecchi videopoker e slot machine e il controllo delle piazze di spaccio ampiamente diffuse sul territorio stabiese», che garantiscono quotidianamente ingente liquidità alla cosca. Soldi che poi, come detto, vengono in parte reinvestiti in attività che sembrerebbero regolari.Un giro di denaro che finisce per inquinare l’economia reale, mettendo in crisi commercianti e imprenditori perbene, che spesso decidono di andare a investire altrove togliendo anche opportunità occupazionali al territorio.Il punto è che, stando a quanto emerge dagli atti dell’Antimafia, il clan ha di fatto già programmato i prossimi venti anni, innescando quel ricambio generazionale che rappresenta il vero punto di forza dei D’Alessandro, una delle cosche più longeve nel panorama criminale campano.

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