Torre del Greco, l’ex pentito sta male: resta in cella perché è pericoloso

Alberto Dortucci,  

Torre del Greco, l’ex pentito sta male: resta in cella perché è pericoloso
L'ex pentito Silvano Scognamiglio

Torre del Greco. L’ex pentito degli scissionisti del rione Sangennariello è malato, ma non può lasciare il carcere di Lecce perchè ritenuto tra «i soggetti più pericolosi del gruppo criminale». È racchiusa tra le pieghe dell’ultima sentenza della suprema corte di cassazione a carico di Silvano Scognamiglio – il pluripregiudicato di 52 anni noto come «Quattro Jolly» – la fotografia degli attuali «equilibri» della camorra all’ombra del Vesuvio: l’ala emergente del clan Falanga non è stata smantellata da arresti e condanne, ma – a dispetto dell’apparente calma – resta attiva e operativa sul territorio. Una convinzione messa nero su bianco dai carabinieri della caserma Dante Iovino e dalla direzione distrettuale antimafia di Napoli, alla base del rigetto della richiesta di detenzione domiciliare per motivi di salute avanzata dalla difesa dell’ex gola profonda della cosca nata da una costola degli «amici di giù a mare».

Niente scarcerazione

A settembre del 2020 il tribunale di sorveglianza di Lecce rigettò l’istanza presentata dall’avvocato Carlo Carmine Gervasi – difensore di Silvano Scognamiglio – finalizzata alla scarcerazione del colonnello degli scissionisti «specializzato» in estorsioni: alla luce delle relazioni della direzione sanitaria della casa circondariale, infatti, le condizioni di salute del detenuto non erano stati giudicate incompatibili con la permanenza dietro le sbarre. La vicenda è stata poi trascinata davanti agli ermellini di Roma, chiamati a valutare le «ragioni» dello spietato fiancheggiatore della cosca con base operativa nel rione popolare di Sangennariello. Secondo la difesa del cinquantaduenne, infatti, non solo il tribunale di sorveglianza di Lecce non aveva adeguatamente valutato la gravità delle condizioni di salute di Silvano Scognamiglio – il responso finale era stato firmato da un medico mai entrato in contatto con il paziente – ma aveva «valorizzato elementi inesistenti» relativamente «all’attuale operatività del clan degli scissionisti, in cui il ricorrente aveva militato in passato».

L’allarme della Dda

Di parere opposto i magistrati della prima sezione penale della suprema corte di cassazione, presieduta dal giudice Giacomo Rocchi. Gli ermellini di Roma hanno confermato il «no» al beneficio della detenzione domiciliare e condannato Silvano Scognamiglio al pagamento delle spese processuali e della somma di 3.000 euro in favore della cassa delle ammende. Alla base del verdetto – come si evince dalla motivazioni della sentenza – non solo il curriculum criminale di Quattro Jolly bensì alcune note informative firmate dai carabinieri della compagnia di Torre del Greco e dai vertici della direzione distrettuale antimafia di Napoli. Secondo cui – lungi dall’escludere l’attuale operatività del clan degli scissionisti – il sodalizio sarebbe attivo sul territorio al punto da potere collocare Silvano Scognamiglio, proprio alla luce del ruolo verticistico occupato in passato all’interno del gruppo criminale, come «uno dei soggetti più pericolosi di Torre del Greco». Dunque, impossibile ipotizzare – complice la generalità della richiesta di accertamento medico legale – un eventuale ritorno di Quattro Jolly all’ombra del Vesuvio.

Il pentito-lampo

D’altronde, Silvano Scognamiglio ha sempre avuto un rapporto «turbolento» con la giustizia. Finito in manette in diverse occasioni per episodi estorsivi e per il raid a colpi di fucile sotto casa di Filippo Cuomo – parente del padrino Gaetano Di Gioia, poi passato dalla parte dello Stato – il 52enne per un breve periodo, all’epoca della detenzione nel carcere di Ariano Irpino, aveva scelto di collaborare con i magistrati. Poi, dopo una serie di avvertimenti ai familiari rimasti fuori dal programma di protezione, la scelta di tornare sui propri passi e in cella. Dove, come stabilito ora dalla suprema corte di cassazione, dovrà restare fino al termine della condanna.

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