Inchiesta su Ambiente Reale, il dirigente della ditta rifiuti di Boscoreale respinge le accuse dei politici

Pasquale Malvone,  

Inchiesta su Ambiente Reale, il dirigente della ditta rifiuti di Boscoreale respinge le accuse dei politici

Nervi a fior di pelle, denunce ai carabinieri, lettere anonime alla Procura della Repubblica: l’azienda speciale Ambiente Reale è diventata un caso che rischia di avere conseguenze anche sul piano politico oltre che giudiziario. Sul banco degli imputati è finito Nunzio Ariano, amministratore unico della partecipata e prima ancora commissario liquidatore quando nel 2019 rischiava di chiudere i battenti con un passivo di quasi un milione di euro. Ora che il piano di risanamento è andato a buon fine, l’attenzione dei consiglieri di maggioranza si è spostata su quelle che sarebbero le attuali criticità del sistema della raccolta della differenziata, dallo spazzamento alla rimozione dei rifiuti per arrivare alle carenze del personale, sottodimensionato rispetto a quanto previsto dal piano industriale. A rompere il silenzio è lo stesso Ariano che ha deciso di dire la sua in merito alle recenti vicissitudini che, suo malgrado, lo vedono coinvolto e che hanno provocato una spaccatura all’interno dell’esecutivo Diplomatico. Il tutto mentre sono in fase di ultimazione le selezioni per l’assunzione di dieci operatori ecologici a tempo determinato.

Come ha accolto la notizia della commissione d’inchiesta?

«Il controllo su aziende speciali o partecipate è un atto dovuto. L’esercizio di tale attività garantisce anche l’amministrazione della società stessa da eventuali errori al fine di porre in essere tutto quanto necessario per il loro superamento. Ciò che mi stupisce in tutta questa faccenda è la perniciosa personalizzazione di tali attacchi, che sono relativi a fumose quanto mai inappropriate vicende che riguardano la poca trasparenza e la cattiva gestione».

Eppure le accuse che le sono state mosse sono puntuali e circostanziate.

«Voglio ricordare a chi mi attacca che sono stato in un primo momento nominato commissario liquidatore di un’azienda, oramai alla liquidazione coatta amministrativa. Appare superfluo ricordare la crescente massa debitoria, gli ultimi quattro bilanci chiusi con perdurante perdita e la totale dimenticanza delle procedure imposte da un decreto legislativo totalmente ignorato. In poco più di due anni, l’azienda è risorta».

E’ risorta, eppure il malcontento resta, tutto messo nero su bianco.

«Tutte le procedure di acquisto di beni e servizi sono state effettuate nel totale rispetto delle norme pubblicistiche, tra cui due autocompattatori, una spazzatrice e cassonetti».

Ovvero?

«Tutti gli acquisti venivano effettuati attraverso l’affidamento diretto, oggi non più. Mancava un contratto di servizio, un piano industriale e un piano operativo di gestione. Mancavano i presupposti narrativi per l’esercizio stesso della gestione del servizio. C’era un affidamento illegittimo in subappalto di una parte del servizio, oggi superato. Vi erano contratti di consulenza d’oro, tutto ciò è stato ampiamente risolto».

Dulcis in fundo, c’è il tema delle assunzioni e il caso singolare delle selezioni non autorizzate. Cosa è successo in realtà?

«L’azienda ha intrapreso procedure ad evidenza pubblica. Non sottaccio al tentativo di turbativa d’asta da parte di una società che neanche ha partecipato alla gara. Sulla vicenda ovviamente mi sono premurato di produrre l’opportuna denuncia, così come su altre questioni poco chiare, tra cui il tentativo da parte di qualcuno di entrare nella gestione della società».

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