Perse un occhio dopo il pestaggio a Torre Annunziata: le belve finiscono a processo

Salvatore Piro,  

Perse un occhio dopo il pestaggio a Torre Annunziata: le belve finiscono a processo

Aggressione choc in via Sepolcri, due giovani finiscono a processo con l’accusa di lesioni gravissime. Ieri, davanti al giudice, la vittima dell’aggressione – un 49enne di Torre Annunziata prima accerchiato da un branco di circa 10 ragazzi e poi pestato, molto probabilmente, perché avrebbe manifestato dei presunti atteggiamenti omosessuali – ha raccontato la serata da film horror subita nel 2017 vicino agli Scavi. «Era sera, verso mezzanotte. Fui accerchiato da molti ragazzi: mi spintonarono e insultarono, poi mi chiusero in un cartone. Uno di loro mi sferrò un calcio all’occhio destro, che ho infine perso per sempre». Due giovani del branco sono adesso finiti sul banco degli imputati: si tratta di G.O., torrese che all’epoca dei fatti aveva 23 anni e di F.M., sempre di Torre Annunziata, oggi 35enne. Secondo il pm della Procura oplontina, Sergio Raimondi, i due sarebbero andati ben oltre quei presunti insulti omofobi. Ma andiamo con ordine. E’ il 1 settembre del 2017: la vittima, che chiameremo Sergio (nome di fantasia) sta passeggiando lungo via Veneto nei pressi dell’ex market Conad. E’ qui che Sergio nota due ragazzi: si avvicina loro per chiedere “un euro per una birra”. La richiesta di Sergio viene soddisfatta. La vittima ottiene la moneta, poi saluta. Anche i due ragazzi decidono di andare, ma poco dopo incrociano di nuovo Sergio lungo via Vesuvio. I due giovani stavolta sono in auto, una Fiat 500, invitano la vittima a salire a bordo per “fare un giro”. Sergio, 49enne originario di Pompei ma residente a Torre, sale in macchina: per lui sarà l’inizio di un incubo. L’auto, con i tre a bordo, poco dopo si ferma all’altezza degli Scavi di Oplonti. Qui ad attendere la vittima, ancora inconsapevole, ci sono 8 persone. Pochi minuti dopo l’arrivo a via Sepolcri, il branco entra in azione. I due giovani, che prima avevano dato la moneta a Sergio, diventano feroci. “Iniziarono a vessarmi, chiudendomi persino all’interno di un cartone”. L’aggressione, quella sera, sarebbe durata oltre dieci minuti: la vittima viene chiusa in un cartone e poi presa a calci. Uno di questi colpisce il bulbo dell’occhio destro di Sergio, che solo dopo viene “liberato” dal cartone. Il branco, non contento, lo accerchia ancora, versandogli del liquido addosso. “Da quel momento in poi iniziò a bruciarmi tutto” ha riferito ieri la vittima. Per questo motivo, nell’iniziale denuncia fatta ai carabinieri di Torre Annunziata, il 49enne confessò di essere stato forse bersaglio di un acido. Versione tuttavia smentita ieri dal consulente di parte della difesa – nominato dal legale Simonetta Vitiello – per chiarire il mistero del presunto acido gettato nel 2017 sul viso di Sergio. Nella perizia firmata dal consulente e medico Antonio Sorrentino si precisa che “l’azione traumatizzante del gruppo, consistita in una gragnuola di colpi, si realizzò dopo” che la vittima “venne introdotta in un cartone ma il dato clinico non ha fornito niente di oggettivo circa una lesività non meccanica che potesse essere riconducibile a mescolanza di sostanze nel liquido presente nel secchio”.

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