Rifiuti & mazzette a Torre del Greco, l’inchiesta traballa e Borriello ora spera

Alberto Dortucci,  

Rifiuti & mazzette a Torre del Greco, l’inchiesta traballa e Borriello ora spera
L'ex sindaco Ciro Borriello in aula

Torre del Greco. Era un’udienza cerchiata in rosso sul calendario giudiziario dell’ex sindaco Ciro Borriello, finito a processo con l’accusa di avere incassato 20.000 euro al mese per favorire gli «amici» della ditta Fratelli Balsamo nella gestione del ciclo dei rifiuti a Torre del Greco. Perché la testimonianza del maggiore Giuseppe Campobasso – all’epoca dei fatti a capo dei finanzieri incaricati di fare piena luce sul business-Nu all’ombra del Vesuvio – si potrebbe rivelare decisiva per il verdetto finale dei giudici della prima sezione penale del tribunale di Torre Annunziata. Apparsi decisamente perplessi davanti alle «spiegazioni» fornite dall’ufficiale in merito a diversi passaggi-chiave delle indagini.

Tre anni di vuoto

Il maggiore trasferito a Milano quattro giorni dopo gli arresti del 7 agosto 2017 era atteso da un anno in aula per il contro-interrogatorio del pool difensivo formato dall’avvocato Giancarlo Panariello e dall’avvocato Maurizio Paniz. I primi 5 minuti di esame hanno subito segnato il leit-motiv dell’udienza. Una sfilza di «non so» e «non ricordo» interrotti solo dall’ammissione finale di non conoscere la genesi delle indagini, alla base della corposa informativa finale firmata proprio dall’ex capo della stazione di via Bassano: «Posso rispondere solo degli accertamenti condotti dal mio arrivo a Torre del Greco a luglio del 2014», le parole con cui Giuseppe Campobasso ha tagliato fuori tre anni di storia della Nu nella quarta città della Campania. Ma neanche in merito ai restanti 3 anni dell’inchiesta il maggiore è sembrato sicuro e puntuale, al punto da fare spazientire l’avvocato Maurizio Paniz: «Non è possibile non siano stati eseguiti approfondimenti investigativi determinanti per accertare la verità», la riflessione ripetuta in varie occasioni a voce alta dal legale.

I 14 incontri

Quando il «pallino» è passato poi all’avvocato Giancarlo Panariello, la discussione si è focalizzata sui 14 incontri «carbonari» tra l’ex sindaco Ciro Borriello e i vertici della ditta Fratelli Balsamo in via Panoramica. Già a partire dal primo incontro, in cui – secondo l’accusa – ci sarebbe stato lo scambio di una mazzetta: «Quello che secondo la finanza era fruscio di soldi, secondo il perito del tribunale era un fruscio di carte. Potevano essere documenti, perché avete pensato fosse denaro?». Una domanda rimasta praticamente senza risposta: «Era una nostra valutazione, la nostra prospettazione investigativa», la replica di Giuseppe Campobasso. Una formula utilizzata in varie occasioni per spiegare tutte le incongruenze sottolineate dalla difesa: a partire dal funzionamento dei gps satellitari montati sulle auto degli imputati e sulla ricezione telefonica in via Panoramica. Due aspetti tecnici dietro cui – in sede di esame – i finanzieri si erano trincerati per giustificare i mancati interventi in flagranza, ma crollati davanti alla documentazione prodotta dall’avvocato Giancarlo Panariello per dimostrare come gli stessi investigatori avessero intercettato chiamate effettuate proprio dal luogo-clou delle indagini: «Saranno stati colpi di fortuna», la «spiegazione» del testimone. Non propriamente convincente, esattamente come la ricostruzione di una conversazione tra Antonio Balsamo e Massimo Balsamo ritenuta dagli investigatori «decisiva» per provare lo scambio di denaro. Lo stesso collegio giudicante ha sollecitato diverse volte il maggiore a chiarire i «conteggi» senza mai ricevere una risposta calzante e coerente.

L’accelerata al processo

Dopo un lungo periodo di stallo, provocato proprio dall’attesa infinita per la deposizione del maggiore, il collegio ha voluto dare un’accelerata al processo: fino a dicembre sono state già calendarizzate tre udienze. L’obiettivo potrebbe essere chiudere i conti entro la primavera del 2022. @riproduzione riservata

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