Ristoranti e bar, una mano tesa dal Comune di Terzigno

Andrea Ripa,  

Ristoranti e bar, una mano tesa dal Comune di Terzigno

I primi cartelli «Vendesi» sulle saracinesche delle attività commerciali sono comparsi già mesi fa. Nel pieno del lockdown che ha rappresentato una mazzata durissima per i titolari di bar e ristoranti all’ombra del Vesuvio. Le parziali riaperture, la babele dei decreti e le incertezze sul futuro hanno contribuito a rendere ancor più grave la crisi per i settori del food e a Terzigno, dove la movida è un miraggio e dove aprire un ristorante è un’impresa (nel senso di difficoltà a mandare avanti l’attività), forse s’è sentita più che altrove. Nell’attesa che il Comune sblocchi i bonus economici promessi a novembre scorso, un primo passo verso le attività commerciali del territorio è arrivato nei giorni scorsi. Al termine dell’ultima riunione di giunta, quando finalmente anche l’amministrazione del sindaco Francesco Ranieri s’è adeguata alle altre realtà del circondario. Perché se Poggiomarino e Boscoreale hanno già adottato provvedimenti per l’esonero del pagamento sul canone unico, favorendo anche nuove istanze facendo leva sui pagamenti azzerati, Terzigno non lo aveva fatto ancora. Meglio tardi che mai, verrebbe da dire. Così due giorni fa la squadra di governo locale ha finalmente approvato il piano anti-crisi. Per evitare le nuove serrate e la vendita delle attività di ristorazione – molte, anche storiche hanno deciso di alzare comunque bandiera bianca – e in vista della stagione estiva, il Comune ha deciso di sospendere il pagamento del canone di occupazione del suolo pubblico. O meglio, visto che gli introiti saranno garantiti dal Governo, ha deciso di venire incontro alle esigenze delle attività. «Visto il perdurare dell’emergenza sanitaria e l’arrivo della stagione favorevole per l’utilizzo di spazi all’aperto, risulta necessario procedere senza indugio all’dozione di misure mirate a favorire l’utilizzo degli spazi in conformità alle vigenti norme», si legge nella proposta finita al centro della discussione in giunta. Chi ha già spazi all’aperto non pagherà la tassa, chi vorrà aderire dovrà presentare istanza al Comune e non pagherà alcun canone nelle casse comunali. Almeno fino al prossimo 31 dicembre. Dovranno essere utilizzate strutture amovibili  come pedane, tavolini e ombrelloni. A patto che gli spazi esterni non superino del 100% la superficie interna del locale che presenta richiesta per ottenere i dehors gratuiti da parte del Comune. Lo spazio da chiedere in concessione deve essere immediatamente corrispondente al fronte del locale interessato, mentre le occupazioni al di là della strada sono ammesse solo se la viabilità interessa è classificata come strada di quartiere. I dehors non devono intralciare il passaggio pedonale e costituire ingombro per le rampe installate per l’abbattimento delle barriere architettonico. Sono alcune delle regole che dovranno seguire gli esercenti a cui il Comune, dopo mesi di silenzi, ha inteso tendere una mano. Nell’attesa – forse vana – che vengano sbloccati i soldi promessi mesi fa.

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