Spari all’hotel Mec di Pompei, l’autore del raid in lacrime: «Giudice, ho sbagliato»

Salvatore Piro,  

Spari all’hotel Mec di Pompei, l’autore del raid in lacrime: «Giudice, ho sbagliato»

Panico tra i turisti e spari all’hotel Mec, l’uomo che ha esploso colpi di pistola nell’albergo giorni fa chiede scusa ma resta in carcere. «Sono pentito, ho sbagliato. Voglio tornare a casa dai miei figli». Questo quanto dichiarato ieri – durante l’interrogatorio di garanzia condotto dal giudice Emma Aufieri nella cella di Poggioreale – da Salvatore Di Salvatore, il panettiere 32enne di Corso Vittorio Emanuele, a Torre Annunziata, accusato di tentata violenza privata, maltrattamenti in famiglia, porto d’armi (una scacciacani senza tappo rosso) aggravato e senza autorizzazione dopo aver esploso venerdì scorso cinque colpi di pistola a salve nella hall dell’albergo in via Plinio. Gli spari, la mattina del 25 giugno, furono avvertiti da circa un centinaio di turisti, tornati nuovamente a passeggiare lungo la storica via Plinio e a far visita agli Scavi di Pompei dopo la fine dell’ultimo lockdown. «Ero io il bersaglio di quella pistola», aveva  dichiarato a Metropolis. Immediatamente dopo lo spaventoso raid, il titolare dell’hotel Mec: “colpevole” – secondo la follia del pistolero, evidentemente in preda a un incontrollato raptus – di aver assunto in prova come nuova addetta alle pulizie delle camere d’albergo la sua convivente: una 30enne di Torre Annunziata con la quale è in fase di separazione. La giovane, forse dopo una già lunga sequela di minacce e offese in famiglia, stava infatti cercando l’indipendenza economica, una stabilità lavorativa che finalmente liberasse anche i due piccoli figli della coppia dal tunnel di una presunta e insopportabile violenza, anche psicologica, subita per anni. «Confesso di aver sparato e sono pentito», ha ribadito ieri Salvatore Di Salvatore – con alle spalle un precedente per droga, nel 2016 patteggiò una condanna a due anni di pena sospesa – durante l’interrogatorio. Parole che però non hanno intenerito il giudice, che ha convalidato l’arresto, respingendo la richiesta dei domiciliari avanzata dall’avvocato Maria Macera, legale del 32enne. La difesa ha preannunciato un ricorso al Tribunale del Riesame di Napoli. E’ però un’indagine quasi blindata quella condotta sugli spari dai carabinieri di Torre Annunziata – diretti dal maggiore Simone Rinaldi – e della stazione di Pompei, guidati dal luogotenente Angelo Esposito. Secondo l’ordinanza di custodia cautelare in carcere, firmata dal pm della Procura della Repubblica oplontina Antonella Lauri, Salvatore Di Salvatore, prima di sparare nell’albergo e in collaborazione con sua madre e sua sorella, avrebbe più volte minacciato per telefono il titolare dell’albergo. «Se non mandi via a questa» così avrebbe detto Di Salvatore all’imprenditore di Pompei, riferendosi alla propria ex convivente «torno di nuovo con la pistola, non fare il guappo con me. Io ti sparo». E poi: «Andate nei guai se non la cacciate, mi faccio arrestare». Dalle parole, il 32enne panettiere è passato infine ai fatti. I carabinieri, grazie alle immagini registrate dal sistema di videosorveglianza interno all’albergo, oltre al pistolero hanno identificato sua madre e sua sorella: le due donne sono state denunciate a piede libero.

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