Povertà e istruzione, Napoli e provincia da maglia nera

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Povertà e istruzione, Napoli e provincia da maglia nera

La povertà e la bassa istruzione hanno avuto un clamoroso inasprimento durante la stagione della pandemia. E Napoli, la sua provincia ed alcune delle città del Mezzogiorno, sono le maglie nere di questa terribile classifica. Nel capoluogo regionale e nella sua provincia, le quote di famiglie in potenziale disagio sono nettamente più elevate, sono anche quelle con più persone che hanno al massimo la licenza media. Nascere in una famiglia con meno risorse, sia economiche che culturali, significa spesso non avere a disposizione le stesse opportunità educative e sociali degli altri ragazzi. I dati e le considerazioni sono di Openpolis, che ha aggiornato il suo focus sul tema. Per Openpolis, nel 2020 si è consolidato il legame tra difficoltà economiche e bassi livelli di istruzione. Un legame che per certi versi nelle società odierne rischia di essere ancora più solido, dato che il bagaglio di competenze e conoscenze richieste è sempre più elevato. Oltre una famiglia su 10 (per la precisione il 10,9%. Erano l’8,6% nel 2019) si trova in povertà assoluta quando la persona di riferimento non ha il diploma. “Ciò è vero a maggior ragione in un paese come il nostro, in cui il percorso scolastico dei figli resta ancora molto legato alla famiglia d’origine – si afferma -. La conseguenza è che i divari di partenza si ereditano di generazione in generazione: esattamente il meccanismo per cui tanti bambini e ragazzi finiscono nella trappola della povertà educativa. Soprattutto se non si dispiega completamente il ruolo della scuola e della comunità educante per riequilibrare tale situazione”. L’impatto della pandemia sul rapporto povertà-istruzione L’aggiornamento da parte di Istat dei dati sulla povertà in Italia, quest’anno, era importante da monitorare anche per questo motivo. “Come abbiamo già avuto modo di raccontare, le conseguenze economiche della pandemia sono state enormi per i minori e per le loro famiglie – spiega Openpolis -. I dati definitivi, di recente pubblicazione, lo confermano pienamente. La quota di bambini e ragazzi in povertà assoluta è cresciuta fino al 13,5%, il dato più elevato dal 2005 – anno di inizio della serie storica. Accanto a questo elemento, già preoccupante perché conferma che da un decennio bambini e ragazzi sono la fascia d’età più spesso in povertà assoluta, ne emerge un altro molto critico. La crisi economica seguita all’emergenza Covid ha avuto gli effetti più negativi proprio sulla parte di popolazione meno istruita. Nell’anno precedente alla pandemia era già evidente che le famiglie senza diplomati fossero più in difficoltà. Già nel 2019 infatti oltre l’8% dei nuclei familiari in cui la persona di riferimento aveva solo la licenza media si trovavano in povertà assoluta. Ciò a fronte del 3,4% tra diplomati e laureati”. Se si escludono i nuclei con al massimo la licenza elementare (questi ultimi prevalentemente formati da persone in pensione), la crescita rilevata è stata statisticamente significativa in tutte le famiglie. Sia tra quelle dove la persona di riferimento ha il diploma che tra quelle in cui non ce l’ha. Con una differenza: se la persona di riferimento ha il diploma o la laurea, l’incremento (1 punto percentuale) porta la famiglia in povertà nel 4,4% dei casi. Un dato comunque elevato, che indica come la povertà abbia colpito tutti i nuclei. Tuttavia, tra quelli con persona di riferimento con licenza media, la quota sfiora l’11%, con una crescita di oltre 2 punti percentuali (2,3%). “Come purtroppo prevedibile, la pandemia ha confermato una tendenza già in atto da alcuni anni. Configurandosi, anche in questo ambito, come un acceleratore di processi in corso, piuttosto che come vero e proprio spartiacque. Bassa istruzione e povertà si influenzano a vicenda: chi nasce in un nucleo più povero avrà a disposizione meno opportunità, anche educative. E a sua volta, da adulto, avrà più difficoltà ad ottenere lavori stabili e ben retribuiti e sarà più a rischio di esclusione sociale”. Per questa ragione, appare particolarmente prezioso il lavoro portato avanti dall’istituto di statistica con il censimento permanente, per monitorare nel tempo – comune per comune – il livello di istruzione della popolazione.

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