Cacciate perché abusive e poi reintegrate, 8 famiglie di Boscoreale tornano a casa

Pasquale Malvone,  

Cacciate perché abusive e poi reintegrate, 8 famiglie di Boscoreale tornano a casa

Hanno combattuto, gridato a squarciagola alle istituzioni per non finire in mezzo ad una strada. Hanno pianto quando, di fronte ad un’ordinanza di sfratto esecutivo, hanno dovuto sventolare bandiera bianca e cercarsi un’altra sistemazione, oltre a subire un processo penale per invasione illecita di immobile. Come già capitato in alcune circostanze, l’impianto accusatorio è poi crollato come un castello di carte, con l’assoluzione piena perché il fatto non sussiste. È l’altra faccia della medaglia di una vicenda ricca di contraddizioni che ha segnato, e sta segnando, il Piano Napoli. È il fenomeno delle occupazioni abusive di alloggi popolari di proprietà dell’ente che nei due quartieri è fortemente radicato. L’assoluzione, insieme alla pubblicazione della sanatoria regionale, cambia il corso della storia. Per queste famiglie si riaccende la luce della speranza che, via via, diventa realtà. Come nel caso di Nunzia, una delle “pasionarie” della protesta che dopo essere stata assolta ha presentato l’istanza e richiesto – e ottenuto – l’assegnazione provvisoria dell’immobile, con l’impegno a versare gli eventuali canoni pregressi, al pagamento dell’indennità di occupazione e liberare l’alloggio qualora la domanda venga rigettata. Fino ad ora sono otto le famiglie che hanno preso di nuovo possesso, in maniera provvisoria, dell’alloggio popolare dal quale erano state sgomberate. In questi casi, la riassegnazione dell’immobile viene disposta dal comune in via del tutto temporanea e provvisoria, nelle more dell’istanza di regolarizzazione.

Il fenomeno –  Nel 2017 lo Stato alza la voce contro chi, nel corso dell’ultimo ventennio ha occupato senza titolo gli alloggi popolari dei due quartieri del Piano Napoli (Settetermini e Passanti). Arrivano i primi ordini esecutivi di sfratto firmati dalla Procura della Repubblica di Torre Annunziata, che vengono eseguiti tra il 2018 e il 2019. Decine e decine di famiglie finiscono in mezzo ad una strada. Si teme un’emergenza sociale senza precedenti in un quartiere, come quello del Piano Napoli, dove oltre al lavoro inizia a mancare anche un tetto sopra la testa. Tutto inizia sottovoce, senza troppi clamori con le prime denunce penali per invasione e deturpamento di immobili. Poi arrivano gli sgomberi forzati, preceduti dal sequestro preventivo dell’immobile, su disposizione della Procura della Repubblica. Poi, a distanza di un anno, per alcuni casi, è arrivata l’assoluzione piena dal reato penale. La sanatoria regionale ha poi ribaltato le sorti di tante famiglie del quartiere che ancora oggi rischiano di finire in mezzo ad una strada, e riacceso la speranza di coloro che in mezzo ad una strada ci sono già. Le domande sono scadute lo scorso 31 marzo. Ad oggi, al settore patrimonio sono pervenute 90 richieste ma è un numero che non rispecchia la portata del fenomeno che, senza un accurato censimento, rischia di rimanere sommerso. L’istanza è rivolta a chi versa in condizioni di particolare disagio accertati dal settore dei servizi sociali. Inoltre, è estesa anche ai legittimi assegnatari non in regola con i pagamenti.

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