Spari dopo la rapina a Torre del Greco, 17 anni di carcere per il ras dei Gionta

Ciro Formisano,  

Spari dopo la rapina a Torre del Greco, 17 anni di carcere per il ras dei Gionta

Per i giudici della Corte d’Appello di Napoli non ci sono dubbi: Luigi D’Acunzo, giovane ras di Torre Annunziata ritenuto legato ai Gionta, è colpevole del tentato omicidio di Antonio Malinconico, il marittimo di Torre del Greco ferito in un raid armato messo a segno da un branco di baby rapinatori il 27 dicembre del 2016. A un anno e mezzo dalla sentenza di primo grado firmata dai giudici del tribunale di Torre Annunziata arriva la conferma, in appello, della condanna a 17 anni di carcere inflitta a D’Acunzo. L’ultimo atto di un processo innescato dall’inchiesta lampo condotta dalla Procura di Torre Annunziata. Inchiesta sfociata in diversi provvedimenti cautelari a carico dei protagonisti del raid. Tanti gli elementi finiti al centro del fascicolo. Dalle immagini della videosorveglianza dei comuni di Torre del Greco e Torre Annunziata che hanno consentito di ricostruire l’esatta dinamica dei fatti, fino ai racconti di alcuni componenti del commando armato, composto da sei persone, tra cui diversi minorenni ritenuti legati al clan Gallo-Limelli-Vangone. Secondo la ricostruzione dell’accusa quella sera il gruppo sarebbe partito da Boscoreale e Torre Annunziata con un unico obiettivo: «rubare un ciclomotore». La «preda» viene intercettata nei pressi di un bar di via Marconi, a Torre del Greco. La vittima, il giovane marittimo, è in compagnia della sua fidanzata in sella ad un Honda Sh nuovo di zecca. Ne nasce un lungo inseguimento. Malinconico prova a difendere la ragazza e non si piega alla richiesta dei banditi. Uno di loro tira fuori una pistola calibro nove. Spara un colpo che colpisce al piede il ragazzo. La vittima prova comunque a resistere. La lunga corsa tra vicoli e stradine si conclude nei pressi di una pizzeria di via Cesare Battisti. Malinconico scende dal motorino e uno dei criminali lo raggiunge. Non vuole più lo scooter. Vuole vendicarsi e basta. Da quella pistola partono due colpi che si conficcano nel petto della vittima. Il giovane viene soccorso d’urgenza e solo grazie al tempestivo intervento dei medici riuscirà a salvarsi la vita riportando comunque ferite gravi. Secondo diversi componenti del folle commando di morte – alcuni dei quali hanno ammesso le proprie responsabilità – a sparare sarebbe stato proprio D’Acunzo. Lo avrebbe confessato lo stesso imputato poco dopo il raid, nel corso di un summit avvenuto in via Gino Alfani, a Torre Annunziata. Una tesi confermata dalla sentenza di condanna del febbraio 2020 e dal verdetto emesso nei giorni scorsi dai giudici della Corte d’Appello di Napoli. Giudici che hanno condannato il giovane ras a diciassette anni di carcere per l’accusa di tentato omicidio.

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