Castellammare. Stuprarono una 12enne nelle Terme, il figlio del boss condannato a 6 anni

Redazione,  

Castellammare. Stuprarono una 12enne nelle Terme, il figlio del boss condannato a 6 anni

Gli era stata concessa una seconda opportunità. Aveva ottenuto il perdono per quel terrificante stupro di gruppo che tre anni fa vide come vittima una ragazzina dodicenne di Gragnano. I giudici non lo avrebbero mai processato a patto che superasse la messa alla prova, trascorrendo un periodo in una comunità di recupero per minorenni. Una chance che però quel ragazzino di Castellammare di Stabia non ha sfruttato, violando più volte le prescrizioni imposte dai magistrati e finendo a processo per violenza sessuale di gruppo dinanzi al tribunale per i Minori di Napoli. Un’accusa che qualche giorno fa gli è costata una condanna a 6 anni di carcere in primo grado. E’ l’ultimo colpo di scena della drammatica vicenda giudiziaria legata ai fatti del 28 aprile 2018. Il giorno in cui tre ragazzini di quindici, sedici e diciassette anni hanno abusato della vittima all’interno delle Terme di Castellammare di Stabia. «Bulli del sesso», come li ha definiti il pubblico ministero che ha coordinato l’inchiesta grazie alle indagini della polizia di Stato.

Uno stupro ripreso persino dalle telecamere dei telefonini degli indagati, accusati anche di aver ricattato la giovane. Dopo un mese di silenzio la ragazza esplode e vuota il sacco. Racconta tutto ai suoi insegnanti e poi a sua madre. Assieme corrono dalla polizia per denunciare tutto. Ne nasce un’indagine lampo. Partono le perquisizioni, vengono sequestrati cellulari e pc. E dopo una settimana scatta l’arresto per tutti e tre i sospettati (alcuni dei quali imparentati con soggetti vicini alla criminalità organizzata). Per gli inquirenti le prove raccolte sono schiaccianti. I tre imputati, alcuni mesi dopo, hanno anche confessato davanti ai magistrati, ammettendo le proprie responsabilità, ma provando a «sminuire le proprie condotte», come scritto dal giudice per le indagini preliminari nell’ordinanza di custodia cautelare. Una vicenda cristallizzata anche dal drammatico incidente probatorio nel corso del quale la vittima ha ripercorso, istante per istante, il suo incubo.I giudici del tribunale per i minori, accogliendo le richieste del collegio difensivo, hanno comunque deciso di concedere a tutti gli indagati una seconda occasione. Un perdono vincolato, però, ad un periodo di messa alla prova.

Un beneficio che sospende di fatto il processo penale spingendo il sospettato a svolgere una serie di attività sociali. Il perdono, dopotutto, è uno dei principi cardine sui quali si fonda il processo penale a carico dei minorenni.Una prova che due dei tre sospettati hanno superato senza troppi problemi. Mentre il terzo – secondo le relazioni finite nelle mani dei giudici – avrebbe più volte violato le prescrizioni. I magistrati non hanno potuto fare altro che revocare il beneficio concesso e portare a processo il baby-imputato. Nei giorni scorsi, come detto, il procedimento si è definito con la condanna di primo grado. E salvo colpi di scena nei successivi gradi di giudizio l’imputato rischia, a questo punto, di trascorrere parte della sua gioventù in carcere.

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