Giustizia-lumaca, a Torre del Greco i fannulloni del Comune salvati dalla prescrizione

Alberto Dortucci,  

Giustizia-lumaca, a Torre del Greco i fannulloni del Comune salvati dalla prescrizione

Torre del Greco. Giustizia-lumaca, l’ombra della prescrizione si allunga sul processo ai fannulloni dell’ufficio Ced del Comune finiti alla sbarra con le accuse di truffa e falso. A 7 anni dalle contestate indagini portate avanti dagli agenti della polizia municipale sulle «abitudini» dei colleghi in servizio presso gli ex Molini Meridionali Marzoli, i 13 imputati possono tirare un sospiro di sollievo: l’assoluzione – al netto di eventuali responsabilità – praticamente già è stata garantita dall’estrema lentezza del procedimento giudiziario.

L’assist dell’ex dirigente

In ogni caso, l’ultima udienza celebrata davanti al giudice monocratico Enrico Contieri del tribunale di Torre Annunziata  ha segnato un nuovo punto in favore dei presunti assenteisti. Perché l’ex dirigente dell’ufficio protocollo – chiamata a testimoniare dall’avvocato Antonio Cirillo, difensore di quattro imputati – non ha esitato a smantellare definitivamente il pilastro su cui poggia il castello accusatorio costruito dai vigili urbani guidati dal comandante Salvatore Visone: l’utilizzo del badge da parte dei lavoratori dell’ente di palazzo Baronale, introdotto all’epoca dei fatti – durante la campagna elettorale del 2014, chiusa con il trionfo di Ciro Borriello su Loredana Raia – in via sperimentale. Come già anticipato lo scorso gennaio dall’ex comandante della polizia municipale Andrea Formisano – oggi dirigente del settore politiche sociali per volere del sindaco-parente Giovanni Palomba – e dal capitano Antonio Oculato, l’ex funzionaria Maria Antonia Pernice ha ribadito come il badge non avesse praticamente alcuna funzione: «In ragioneria, per il calcolo delle ore e delle relative buste paga, inviavo solo i registri cartacei – le parole dell’ex dirigente, oggi in pensione -. I badge erano timbrati, ma non erano utilizzati ai fini contabili». In pratica, non erano mai entrati in funzione, proprio come sempre sostenuto dai 13 fannulloni del Ced. L’udienza si è poi conclusa con l’escussione di un antennista incaricato di sistemare gli impianti sugli immobile del Comune. L’uomo ha riconosciuto diversi imputati in servizio presso le varie sedi dell’ente di palazzo Baronale anche fuori dai tradizionali orari di lavoro. Con buona pace della «fama» di assenteisti costruita dai vigili urbani.

Il prossimo round

Il processo è stato poi rinviato a fine ottobre, quando – calendario alla mano – il countdown verso la prescrizione sarà già alle battute finale. A giudizio ci sono, in tutto, tredici dipendenti comunali: Palmerino Colamarino, Giovanni Accardo – il responsabile dell’Irt – Ciro Belfiore, Mario Colamarino, Catello Genovino, Pasquale Magliacane, Amalia Corigliano, Carmelo Molinari, Vincenzo Palomba, Pasquale Pelella, Giulia Sorrentino e Raffaele Todisco. A chiudere l’elenco degli imputati, il funzionario Antonio Imparato. Tra questi, solo Vincenzo Palomba – finito sotto processo per un presunto danno erariale inferiore ai 50 euro – potrebbe rinunciare alla prescrizione per dimostrare in aula la sua completa innocenza.

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