Azzurri e Berrettini, la domenica sul divano tra frittatona e birra

Gaetano Angellotti,  

Azzurri e Berrettini, la domenica sul divano tra frittatona e birra

«Antonio, fa caldo…» recitava un famoso spot di fine anni ’90. Fa caldo, caldissimo, in questo primo scorcio di luglio. La sola idea di mettersi in auto, sotto il sole rovente, magari imbottigliarsi nel traffico per conquistare a peso d’oro uno dei pochi lembi di spiaggia sfuggiti al combinato disposto delle restrizioni anti-covid e dei rincari stellari, fa sudare ancora di più. Ma per fortuna questa è una domenica diversa, speciale, forse unica. E’ piena estate, ma c’è la partita. Anzi, La Partita. Rigorosamente con le maiuscole.L’Italia, che finalmente ci fa tornare a sognare. Dopo il lungo periodo successivo al trionfo del 2006 abbiamo dovuto ingoiare bocconi amarissimi: prima l’eliminazione agli Europei del 2008, ai rigori. Poi la fallimentare spedizione in Sud Africa nel 2010, l’umiliazione in finale agli Europei del 2012 (4-0 ad opera della Spagna), e ancora il flop in Brasile, ai Mondiali del 2014, e l’eliminazione ai quarti, ad opera della Germania, agli Europei del 2016. Dei Mondiali del 2018, invece non si può parlare. Non si sono mai giocati. Non esistono i Mondiali senza l’Italia (Grazie, mister Ventura…).Piano piano Roberto Mancini ha fatto il primo miracolo: ha psicanalizzato milioni di italiani ancora sotto choc per quell’Italia-Svezia (Sempre grazie, mister Ventura…) e li ha riportati lì, dove meritano di stare quando gioca la Nazionale: sul divano di casa. Davanti alla tv. Possibilmente, spaparanzati e, visto il clima afoso, in canottiera, bermuda e infradito. Frittatona di cipolle, birra gelata e rutto libero, direbbe il ragionier Ugo Fantozzi, alla faccia del bon ton e dell’educazione Oxfordiana. Oggi Oxford è territorio nemico, come il resto della “perfida Albione”. E c’è un motivo in più per “espugnarla”. Oltre al titolo europeo di calcio, oggi si scrive un’altra pagina di storia, una quindicina di chilometri più a sud di Wembley. In quel di Wimbledon per la prima volta un italiano, Matteo Berrettini, si gioca il titolo più antico e prestigioso del Grande Slam, e anche qui servirà un’impresa: battere il numero 1 del mondo, tra i migliori di ogni epoca, il serbo Novak Djokovic. Un antipasto niente male, roba da occupare il posto preferito davanti alla tv ore prime della partita e guardare quegli scambi a velocità supersonica anche se non si capisce niente di tennis, anche a costo di gridare “goal!” a ogni punto conquistato dal nostro (speriamo tanti).Ma è inutile prendersi in giro, il piatto forte sarà stasera, alle 21. Wimbledon e poi Wembley. Wembledon. Speriamo entrambe tinte di azzurro. Famiglie intere, in formazione da battaglia, sono già pronte da giorni e giorni. Da quando Jorginho ha infilato con calma olimpica il rigore decisivo e, con altrettanta calma abbiamo “serenamente” accettato il rigore inesistente che ha consentito ai padroni di casa di superare la Danimarca. Del resto, come si suol dire, “Var save the Queen”. Ma tant’è. Allo stile “british” dei vari Sterling, Kane e Maguire, siamo pronti ad opporre un manipolo di scugnizzi tirati su a baccalà, pizze fritte, panuozzi e arrosticini, come Insigne, Immobile, Donnarumma e Verratti. Boris Johnson, il primo ministro inglese che affrontò l’emergenza Covid come fosse una fastidiosa ondata di scarlattina e niente più, da giorni esulta come se la Coppa fosse già stata conquistata. Sperando che la sua competenza calcistica sia pari a quella di epidemiologo, due sono le cose: o la bisnonna gli è venuto in sonno e gli ha garantito che andrà tutto bene, oppure rischia di fare una figura barbina. A sperare che la seconda ipotesi si realizzi, non deve sorprendere, c’è buona parte del Regno Unito, che proprio Unito Unito non è, almeno sul piano calcistico: Scozia, Galles, Irlanda del Nord, per una notte tiferanno Italia. In Italia, per una notte, il calcio si fonderà con la politica: se si votasse oggi, qui da noi, dalle urne uscirebbe un 100% a favore della BrExit. L’Inghilterra fuori dall’Europeo.

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