Famiglia di Torre del Greco stroncata dal Covid: la figlia muore dopo i genitori, nessuno era vaccinato

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Famiglia di Torre del Greco stroncata dal Covid: la figlia muore dopo i genitori, nessuno era vaccinato

Mamma, papà e figlia, un intero nucleo familiare di Torre del Greco, tre persone morte per Covid, tutte all’ospedale di Boscotrecase, nello stretto giro di appena otto giorni. Ai parenti, straziati dal dolore, ancora increduli, ora restano i ricordi. Ma soprattutto gli ultimi messaggi spediti loro via WhatsApp dalla famiglia “disgraziata” che viveva a via Lamaria. “Aiutatemi, vi prego. Qui dentro all’ospedale mi stanno lasciando morire. Così mi ha scritto nonno, l’ultima volta, prima di chiudere per sempre i suoi splendidi occhi” racconta con voce flebile, tremante, rotta a tratti da lunghi sospiri, poi singhiozzi, Anna R.: ha 42 anni, anche lei è di Torre del Greco. In soli otto giorni, tra giovedì 8 e lo scorso venerdì 16 luglio, Anna ha visto morire due nonni materni, infine quella che lei chiama “mia zia”, la figlia della coppia di anziani. Un altro figlio della stessa coppia di nonnini – morti secondo i medici del Covid Hospital di Boscotrecase a causa dell’aggravarsi delle loro condizioni di salute “i polmoni non hanno infine retto all’attacco del virus. Questo mi hanno detto i dottori” racconta sempre Anna, stavolta con rabbia – è attualmente ricoverato presso l’ospedale Cotugno di Napoli. Pure lui è infatti positivo al Covid-19. E al momento non sa ancora nulla della morte di sua sorella e dei suoi genitori: stroncati in soli otto giorni dal coronavirus. “Nonno aveva 89 anni, nonna invece 85, erano praticamente inseparabili. La zia ne aveva 58. Solo nonno aveva qualche vecchia patologia, ma fino a poco tempo prima di morire, nemmeno intubato in rianimazione, guidava ancora la sua macchina. Nessuno di loro mi sembra che stesse davvero male. E dall’ospedale, nell’arco di tutta la degenza, i medici mi hanno fornito delle informazioni quantomeno contraddittorie” prosegue Anna. Nessuna delle tre vittime, prima di entrare al Covid Hospital di Boscotrecase, si era comunque sottoposto alla campagna di vaccinazione. “Mia zia era un soggetto allergico, poi aveva paura del vaccino. Mio nonno aspettava invece di superare a pieno un precedente problema di salute. Aveva ancora dei fastidi al femore”. Una storia che ha davvero dell’incredibile, un’intera famiglia stroncata dal Covid-19. La prima a morire è stata R.M., di 58 anni. Sua nipote Anna ha ricevuto la relativa e agghiacciante telefonata, dalle corsie del Covid Hospital, nella serata di giovedì 8 luglio. “Due ore dopo, poi, i medici hanno chiamato per informarmi pure della morte di nonno” – S.M. – “e la scorsa notte (tra venerdì e sabato ndr) è infine toccato a nonna”. “Sto vivendo un vero e proprio incubo. Io e la mia famiglia abbiamo perso il sonno” rivela sempre Anna. Che però, nonostante la ferita immensa, non si dà per vinta. Anna ha infatti tante domande, come dei ronzii, dei fastidiosi dubbi che non vanno mai via. E che le tolgono il sonno. A inquietarla sono infatti gli ultimi messaggi “anche le chiamate” ricevute direttamente da un letto di ospedale. WhatsApp e messaggi inoltrati, poco prima di morire, da chi ora infatti non c’è più. “Martedì scorso, due giorni prima di morire, mio nonno mi ha chiamato dicendomi: aiuto, mi hanno maltrattato, mi stanno facendo morire”. Subito dopo la telefonata choc, Anna ha chiesto spiegazioni ai medici. “Mi hanno risposto che non era vero. E che chi, come mio nonno, aveva subito un peggioramento, iniziava a ragionare a fatica”. Un altro messaggio vocale, che ancora turba le notti di Anna, le è stato inviato da sua zia. “Chiedeva aiuto, si lamentava, mi spiegava che non c’era nessuno accanto a lei”. La zia di Anna, 58 anni, è infine morta per Covid-19. Probabilmente dopo esser stata “sedata per calmarla” dichiara adesso la nipote. I parenti delle tre vittime, Anna compresa, starebbero ora valutando di formalizzare un esposto sul caso, affidandosi a un esperto avvocato di Torre del Greco. A bloccare l’ipotesi, finora solo paventata da Anna e i suoi parenti, “è l’ulteriore strazio di un’autopsia” da effettuare sui corpi di un’intera famiglia morta nel giro di otto giorni nello stesso ospedale.
Salvatore Piro

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