Scafati. Rapper suicida in carcere, indagati due dirigenti della penitenziaria

Redazione,  

Scafati. Rapper suicida in carcere, indagati due dirigenti della penitenziaria

Svolta nell’inchiesta sulla morte di Giovanni Cirillo, in arte Johnny, il rapper di Scafati di origini somale che il 26 luglio dell’anno scorso si tolse la vita in carcere a Salerno. Secondo la Procura non ci sarebbe nessuna istigazione al suicidio da parte degli agenti che “gestirono” la detenzione del ventitreenne, ma a carico di due dirigenti della penitenziaria di Salerno vengono formulate accuse di falso. È finita sotto la lente d’ingrandimento del pubblico ministero Rocco Alfano la disposizione di servizio datata 24 luglio, due giorni prima della morte del rapper, con cui si dispone la misura della “grandissima sorveglianza”. Si tratta di un regime di sicurezza speciale resosi necessario dopo alcune proteste di Cirillo. Il rapper di Scafati aveva iniziato lo sciopero della fame e della sete sostenendo di non tollerare più il regime carcerario. La disposizione di servizio, secondo l’ipotesi del magistrato della Procura di Salerno, «non fu mai eseguita non risultando annotata nel registro di reparto di detenzione né il 24 luglio, né nei giorni successivi: la mancata esecuzione della disposizione inoltre – si legge nelle carte della Procura – è stata confermata anche dagli ufficiali e dagli agenti della polizia penitenziaria di turno che hanno dichiarato di non avere mai ricevuto tale disposizione, di non esserne mai venuti a conoscenza e, di conseguenza, di non avervi dato esecuzione». Tale provvedimento sarebbe cioè stato materialmente redatto dopo il decesso: i due dirigenti della penitenziaria su cui indaga la Procura avrebbero cioè formato un atto falso facendolo risultare emesso il 24 luglio mentre in realtà lo stesso documento sarebbe stato prodotto dopo il suicidio, avvenuto il 26 luglio. Il provvedimento, rinvenuto all’interno del fascicolo personale di Cirillo – il fascicolo è stato acquisito nel corso delle indagini – non risultava infatti mai annotato in alcuno degli appositi registri e gli ispettori di polizia penitenziaria ne ignoravano l’esistenza.

Cirillo era detenuto per una rapina commessa in una farmacia di Scafati, dagli arresti domiciliari era finito in carcere in seguito a un aggravamento della misura cautelare chiesto dalla Procura dopo quattro evasioni dalla propria abitazione. Il regime detentivo, però, non lo reggeva più. Cirillo doveva scontare quattro anni di reclusione per quella rapina commessa con una pistola che poi si scoprì essere un giocattolo.

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