Tangentopoli a Torre Annunziata, la Procura richiede l’arresto di Ammendola

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Tangentopoli a Torre Annunziata, la Procura richiede l’arresto di Ammendola

La Procura ricorre in Cassazione contro la scarcerazione di Luigi Ammendola. E l’ex vicesindaco coinvolto nell’inchiesta sulla Tangentopoli di Torre Annunziata rischia nuovamente l’arresto.

Le motivazioni

Nelle scorse ore, infatti, sono state depositate le motivazioni del provvedimento con il quale il tribunale del Riesame di Napoli, il 21 giugno scorso, ha deciso di annullare l’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa per il politico-finanziere il 3 giugno. Secondo i giudici – che hanno accolto le osservazioni della difesa, rappresentata dall’avvocato Flavio Bournique – è emersa «la carenza di gravi indizi di colpevolezza» tali da determinare la massima misura cautelare per il sospettato. I giudici, punto su punto, hanno ribadito nelle motivazioni la fragilità dei singoli indizi raccolti dagli inquirenti, annullando l’ordinanza e disponendo l’immediata scarcerazione di Ammendola, indagato per il reato di induzione indebita.

Il ricorso

Già ieri mattina, dagli uffici della Procura, è partito il ricorso firmato dal pubblico ministero Giuliana Moccia, il pm che assieme al Procuratore Nunzio Fragliasso coordina le indagini sullo scandalo che fa tremare il municipio di via Schiti. Per gli inquirenti il Riesame avrebbe analizzato i singoli indizi raccolti dalla Procura senza tener conto del quadro d’insieme venuto fuori dalle indagini realizzate grazie anche al lavoro della guardia di finanza.

L’indagine

Ammendola è ritenuto dalla Procura la “parte politica” alla quale sarebbe stata destinata la metà della tangente intascata – il 28 dicembre scorso – dall’ex responsabile dell’ufficio tecnico, Nunzio Ariano. Proprio dalle indagini successive all’arresto dell’ex capo dell’Utc sarebbe emerso – sostengono sempre gli inquirenti – il coinvolgimento di Ammendola. A tirare in ballo il politico è stato l’imprenditore che ha pagato la mazzetta per ottenere un appalto. Nella richiesta di arresto e nell’ordinanza cautelare poi emessa dal tribunale a giugno si parla di 7 indizi: dalle dichiarazioni dell’imprenditore che fa riferimento  «alla parte politica», alla suddivisione della tangente in due mazzette da 5.000 euro, passando per le conversazioni tra Ariano e Ammendola nei momenti immediatamente precedenti all’arresto dell’ex capo dell’Utc. Tasselli di un mosaico che per la Procura rappresentano la prova del coinvolgimento dell’ex vicesindaco nello scandalo giudiziario. «Semplici suggestioni senza riscontro», invece, per la difesa dell’ex politico. Due tesi che verranno analizzate ora dalla Cassazione alla quale spetterà decidere se annullare o confermare la decisione emessa un mese fa dal tribunale del Riesame.

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