Vesuvio, pinete in fiamme a Torre del Greco: inferno tra le case come nel 2017

Alberto Dortucci,  

Vesuvio, pinete in fiamme a Torre del Greco: inferno tra le case come nel 2017

Torre del Greco. La puzza di bruciato si è intrufolata dalla finestre aperte delle case di Cappella Bianchini intorno a mezzanotte, svegliando di soprassalto gli abitanti della zona. Tirati giù dal letto e trascinati improvvisamente indietro nel tempo, fino all’estate del 2017: un incubo a occhi aperti, diventato realtà alla vista delle fiamme rosse provenienti dalle pinete a ridosso di un complesso sportivo di via Sant’Elena. «Correte, c’è un incendio sul Vesuvio», il drammatico allarme rilanciato a raffica al 1515.

In pochi minuti, due autobotti dei vigili del fuoco e diverse pattuglie di carabinieri e polizia si sono fiondati a Torre Nord per frenare l’ennesimo attentato ambientale all’interno del parco nazionale: una battaglia durata circa 8 ore perché il fuoco – complici diverse folate di vento – si è velocemente propagato tra le sterpaglie secche, arrivando a minacciare diverse abitazioni.

L’aria è diventata irrespirabile, riportando alla memoria le drammatiche scene di quattro anni fa: foto e video dello spaventoso rogo sono rimbalzate attraverso i social, aumentando ansia e paura in vari quartieri della città. Le fiamme sono state avvistate fino a Sant’Antonio, mentre una densa colonna di fumo nero si è addensata sulla zona alta di Torre del Greco. Fortunatamente i pompieri sono riusciti – durante le prime ore di lavoro – a circoscrivere le fiamme, mentre solo alle prime luci del giorno è stato possibile tirare un sospiro di sollievo: «Il rogo è stato spento», l’annuncio – arrivato intorno alle 8 – capace di riportare serenità a Cappella Bianchini.

Alla fine, non sono stati registrati feriti o intossicati né danni alle case. Inquietante, invece, la prima «analisi» dei vigili del fuoco: «Incendio di natura dolosa, c’è la mano di un piromane dietro le fiamme», l’ipotesi al vaglio degli investigatori. D’altronde, in sole 24 ore, le aree boschive a ridosso del Vesuvio sono state avvolte per tre volte dal fuoco: il primo campanello d’allarme era suonato in via Montagnelle – zona di Cappella Nuova – verosimilmente a causa di una «bonifica di sterpaglie» da parte di qualche contadino.

A distanza di neanche un’ora, poi, un nuovo incendio era stato avvistato in via Resina Nuova. Tre roghi in 24 ore, un numero «sospetto» per essere archiviato come un «caso». Durante la mattinata sono proseguiti i sopralluoghi a Cappella Bianchini per cercare indizi utili a risalire agli eventuali piromani.

Indagini condotte sotto sguardi carichi di timore e rabbia: «Abbiamo vissuto l’ennesima notte di terrore – raccontano alcuni residenti – La lezione di quattro anni fa non è servita a nulla, non è stata messa in campo alcuna azione in grado di salvaguardare il nostro patrimonio boschivo e le nostre vite».

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