Ucciso nel parcheggio a Torre Annunziata, ecco chi è la quarta belva: Cirillo era uscito dal carcere dopo 40 anni di cella

Ciro Formisano,  

Ucciso nel parcheggio a Torre Annunziata, ecco chi è la quarta belva: Cirillo era uscito dal carcere dopo 40 anni di cella

Da un lato un padre onesto che corre in aiuto di sua figlia, rimasta vittima di una feroce aggressione per un posto auto. Dall’altro un genitore che aiuta suo figlio a pestare ed ammazzare un uomo colpevole soltanto di aver difeso la sua bambina. Sono le due facce di Torre Annunziata. Sono i due volti della città che vengono fuori dalle pieghe dall’inchiesta che ieri mattina ha portato all’arresto di Francesco Cirillo, pluripregiudicato di sessantasette anni accusato di concorso in omicidio volontario.

Per la Procura di Torre Annunziata (inchiesta coordinata dal Procuratore Nunzio Fragliasso) non ci sono dubbi: è Cirillo la quarta “belva” che il 19 aprile scorso ha partecipato all’aggressione che ha portato all’omicidio di Maurizio Cerrato. Una svolta arrivata a poco più di 3 mesi dal massacro nel garage di via IV Novembre e culminata nell’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa a carico del sospettato. A incastrare Cirillo ci sono i video che gli inquirenti, con l’ausilio di perizie e indagini tecniche, sono riusciti a estrapolare dal sistema di videosorveglianza interno al garage.

Filmati in un primo momento cancellati dai titolari dell’auto-rimessa, in seguito alle minacce subite da alcuni indagati. E soprattutto ci sono i racconti di Antonio Cirillo, il figlio di Francesco, il trentatreenne che ha confessato ai magistrati di aver sferrato la coltellata al petto che è stata fatale al povero Maurizio. Prove dalle quali emerge – come si legge nelle ventidue pagine dell’ordinanza firmata dal giudice per le indagini preliminari, Mariaconcetta Criscuolo – che Francesco Cirillo sarebbe stato presente nella fase dell’aggressione ai danni di Cerrato. Cirillo è arrivato sul posto assieme a suo figlio Antonio e a Domenico Scaramella. Una spedizione punitiva messa assieme pochi istanti dopo la telefonata di Giorgio Scaramella.

Quest’ultimo, infatti, aveva avuto una lite con Cerrato, intervenuto nei pressi del parcheggio per difendere sua figlia Maria Adriana.  Alla ragazza, infatti, erano state bucate le ruote della macchina solo perché aveva parcheggiato su un posto pubblico occupato  abusivamente dagli Scaramella. Francesco Cirillo arriva sul posto assieme al figlio e a Domenico Scaramella con la «volontà e la consapevolezza di andare a vendicare il torto subito da Giorgio Scaramella», uno dei passaggi chiave dell’ordinanza cautelare eseguita ieri mattina dai carabinieri di Torre Annunziata. Francesco Cirillo si sarebbe scagliato, assieme agli altri due indagati (gli Scaramella) sulla vittima, immobilizzando il povero Maurizio Cerrato. Il tutto mentre suo figlio stringeva tra le mani il coltello che è stato poi conficcato nel torace della vittima.

E pensare che Francesco Cirillo era stato scarcerato appena due mesi prima. Aveva lasciato la sua cella a febbraio, dopo aver scontato una lunghissima serie di condanne definitive per reati contro il patrimonio, contro la persona e per spaccio di stupefacenti. Un curriculum criminale di primissimo piano che gli è costato 40 anni di carcere complessivi. Condanne che però – secondo gli inquirenti – non hanno cambiato la sua indole criminale. Spingendolo a partecipare a quel terrificante agguato. Spingendolo ad aiutare suo figlio nell’ammazzare quell’uomo. Quel padre di famiglia onesto, colpevole solo di aver aiutato sua figlia.

 

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