Massacrato nel garage a Torre Annunziata, ora le 4 belve rischiano l’ergastolo

Ciro Formisano,  

Massacrato nel garage a Torre Annunziata, ora le 4 belve rischiano l’ergastolo

Il cerchio è chiuso. Per la Procura di Torre Annunziata tutti i tasselli del mosaico investigativo sono al loro posto. E gli indizi raccolti a carico dei quattro sospettati sono ritenuti schiaccianti. Video, confessioni, racconti di testimoni che dopo mesi hanno finalmente deciso di parlare. Parole, immagini, riscontri raccolti sul campo dai carabinieri. Un puzzle investigativo che adesso rischia di costare l’ergastolo ai presunti assassini di Maurizio Cerrato. L’arresto di Francesco Cirillo, ritenuto l’ultimo uomo del commando di morte, rappresenta per la Procura l’atto finale di un’indagine blindata. Un’indagine che dopo 3 mesi ha consentito agli inquirenti di raccogliere una serie di indizi destinati a diventare prove in sede processuale. A cominciare dal famoso filmato ricostruito grazie alle perizie tecniche. E poi ci sono i racconti, i verbali firmati dai testimoni. A cominciare da Antonio Cirillo, l’uomo che ai pm – di fronte all’evidenza – ha confessato di aver inferto la coltellata fatale a Maurizio Cerrato. E poi le parole dei due titolari del garage che dopo essersi trincerati nell’omertà hanno deciso di parlare, schiacciati anche dall’accusa di favoreggiamento contestata nei loro confronti dalla Procura. E ancora i racconti di Antonio Venditto, il giovane finito in cella per questo delitto, ma poi scagionato dalle indagini dei pm e scarcerato proprio su richiesta della Procura. Venditto (in un verbale del 4 giugno scorso) ha riferito ciò che gli aveva raccontato Giorgio Scaramella, confermando che a partecipare al massacro di Maurizio Cerrato erano stati proprio i quattro sospettati finiti in carcere. E anche se a colpire con la coltellata la vittima è stato il solo Antonio Cirillo – come lui stesso ha confessato ai magistrati appena un mese fa – anche gli altri 3 indagati (i due Scaramella e Francesco Cirillo) rischiano il massimo della pena e dunque di trascorrere il resto dei loro giorni dietro le sbarre. A tutti è contestata, infatti, l’accusa, in concorso, di omicidio volontario con l’aggravante dei futili motivi. Accusa dalla quale dovranno difendersi. E intanto nelle ore successive all’arresto dell’ultimo indagato la città – scossa dalla tragedia del 19 aprile scorso – invoca pene esemplari per i presunti assassini. «Non devono uscire più», «Ora buttate la chiave», ripetono in coro le voci dei vicoli e del web. Voci cariche di rabbia per una tragedia figlia della violenza, della terribile ferocia che tiene in ostaggio Torre Annunziata.

CRONACA