Covid, terapie intensive in Sardegna al 10%. Vaccini contro la quarta ondata

Redazione,  

Covid, terapie intensive in Sardegna al 10%. Vaccini contro la quarta ondata

Arbia: vaccinazioni al 60% possono 'spegnere' la quarta ondata

Con un totale di 4.845 nuovi positivi e 27 vittime nelle ultime 24 ore, non frena l’epidemia di Covid-19 in Italia mentre aumentano al contempo le ospedalizzazioni, con la Sardegna che ha superato la soglia critica del 10% di occupazione delle rianimazioni con pazienti Covid fissata dai nuovi parametri. Un quadro che si complica ma ad invertire il trend, secondo gli esperti, saranno le vaccinazioni: il 60% di copertura già raggiunto tra la popolazione over-12 dovrebbe infatti essere sufficiente a ‘disinnescare’ la quarta ondata di contagi con la prospettiva di un ulteriore miglioramento all’aumento delle immunizzazioni.

Al momento, però, preoccupano i nuovi dati del monitoraggio giornaliero dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), relativi al 2 agosto, che attestano come la Sardegna abbia raggiunto appunto il 10% di posti in terapia intensiva occupati da pazienti Covid (il giorno prima era al9%), il valore soglia che, una volta superato ed in base ai nuovi criteri, determina uno dei parametri per il passaggio in zona gialla. Raggiunge, invece, quota 11% (con un rialzo dell’1%) la Sicilia, per quanto riguarda l’occupazione dei posti in reparto, il valore più alto in Italia, anche se sotto la soglia d’allerta del 15%. Si evidenzia anche un aumento del 2% delle intensive in Liguria che porta la regione al 6%. In rialzo anche i numeri giornalieri dell’epidemia diffusi dal bollettino del ministero della Salute, sia rispetto ai nuovi casi (4.845 in confronto ai 3.190 di ieri) sia ai decessi (27 rispetto ai 23 del giorno precedente). Va però considerata la fisiologica diminuzione dei casi nel fine settimane per l’effettuazione di un minor numero di tamponi ed il fatto che, rilevano gli epidemiologi, si sta comunque registrando da vari giorni un rallentamento della velocità di crescita dei nuovi casi (lo scorso venerdì sono stati infatti pari a 6.619 rispetto ai 4.845 di oggi).

Quanto alle ospedalizzazioni, sono 258 i pazienti in intensiva, 9 in più rispetto a ieri. I ricoverati con sintomi nei reparti ordinari sono invece 2.196 (+126). Ma nonostante questi numeri, la prospettiva a medio termine non appare totalmente negativa e questo grazie appunto alla copertura vaccinale: “Il 60% di italiani over-12 vaccinati, traguardo appena ottenuto, rappresenta infatti una copertura che mette al riparo dal rischio rappresentato dalla variante Delta ed in grado di fermare la quarta ondata di contagi”, spiega Giuseppe Arbia, professore di Statistica economica all’Universita’ Cattolica di Roma e curatore del sito COVSTAT sull’andamento pandemico. Proprio la copertura vaccinale dal 60% in su farà sì, infatti, che la quarta ondata possa “spegnersi spontaneamente per mancanza di un numero sufficiente di soggetti suscettibili all’infezione, come ci sta attualmente insegnando l’esperienza della Gran Bretagna”. “Possiamo dunque guardare con fiducia al prossimo autunno quando dal 60% odierno – afferma l’esperto – si passerà all’80% di copertura della popolazione ed i suscettibili al virus risulteranno ancor più drasticamente ridotti. Infatti se il 60% non rappresenta ancora l’immunità di gregge, questa si raggiungerà con l’80% della popolazione vaccinabile immunizzata, una quota che, al ritmo di 500mila somministrazioni giornaliere, sarà comunque raggiunta tra 40 giorni circa, nella prima settimana di settembre”. Le vaccinazioni vanno dunque a mitigare “le molte preoccupazioni destate dalla variante Delta e dall’ormai evidente inizio di una quarta ondata con numeri costantemente in aumento”.

Come dimostra quanto sta accadendo in Gran Bretagna. In questo paese, infatti, “con oltre il 70% di popolazione vaccinata con almeno una dose e il 56% di vaccinati che hanno concluso il ciclo, il parametro Rt è diventato 4-5 volte inferiore rispetto a quello iniziale e l’attuale quarta mini-ondata si sta già spegnendo spontaneamente per mancanza di un numero sufficiente di soggetti suscettibili”. Inoltre, conclude Arbia, “confrontando l’ondata invernale con quella attuale osservata sempre nel Regno Unito, a parità di casi giornalieri (26.000) il numero di decessi è oggi pari a 76 mentre il 27 gennaio era pari a 1.725, ovvero ben 23 volte superiore a quello attuale”.

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