Il palazzo della strage di Torre Annunziata è abusivo: il Tar ordina la demolizione

Salvatore Piro,  

Il palazzo della strage di Torre Annunziata è abusivo: il Tar ordina la demolizione

Crollo di Rampa Nunziante, il palazzo della morte sbriciolatosi il 7 luglio del 2017 “è stato costruito in totale difformità dal titolo edilizio concesso” quindi, anche per questo, ora “va demolito”. A decidere per la possibilità di abbattimento del palazzo killer – parzialmente crollato all’alba di quattro anni fa, una tragedia costata la vita a otto persone, tra cui due bambini – sono adesso i giudici del Tar Campania. “A seguito di accertamenti sui luoghi e sui titoli di trasferimento effettuati anche dalla Procura della Repubblica di Torre Annunziata” si legge nella sentenza di primo grado emessa sul caso dalla Terza Sezione Tar (presidente Anna Pappalardo) “si appurava che l’immobile, per il quale era stata rilasciata licenza edilizia in data 5 giugno 1957 (pratica numero 172 ndr) era stato costruito in totale divergenza rispetto a essa”. Secondo quanto stabilito dalla pratica edilizia, il palazzo che per sempre, a Torre Annunziata, sarà ricordato come l’implacabile tomba di tufo e di cemento, che nel 2017 provocò l’atroce morte nel sonno di otto persone, avrebbe dovuto essere composto soltanto da un’autorimessa e ancora da “un piano rialzato di due vani e accessori e un piano superiore di quattro vani”. Il palazzo “killer”, in corso di realizzazione, è stato invece trasformato “in un fabbricato di ben cinque piani e un piano terreno – scrivono ancora i giudici amministrativi – con molte più unità abitative rispetto a quelle consentite e autorizzate”. Il totale, già nel 2017, era infatti di 14 alloggi, 39 vani, 28 accessori. Anche perchè il palazzo di Rampa Nunziante è stato “realizzato in totale difformità del titolo edilizio concesso” senza neppure che, nel corso del giudizio, venisse provata la mancata necessità del relativo rilascio “l’ordinanza di demolizione” emessa dal Comune poco tempo dopo la tragedia, ovvero il 14 novembre del 2018, secondo il Tar “è un atto dovuto”. I giudici hanno così respinto i ricorsi di 6 proprietari di altrettante abitazioni in quello che oggi resta dell’immobile crollato, nel 2017, al civico numero 15 di Rampa Nunziante. Ad assistere i proprietari, davanti ai giudici, gli avvocati Ippolito Matrone e Orazio Abbamonte, che già annunciano l’appello contro una pronuncia che al momento spiana la strada per la demolizione del palazzo più volte reputato dalla stessa amministrazione comunale come “pericoloso, soprattutto se esposto agli agenti atmosferici” oltre che parzialmente “abusivo” perchè “le opere realizzate, benché siano state oggetto di rilascio di certificazione di agibilità, non sono assistite da licenza edilizia e non sono oggetto di nessuna richiesta di condono”. La vicenda giudiziaria, davanti al Tar, scorre parallela al processo penale, conclusosi in primo grado, lo scorso 21 luglio, con le condanne comminate a vario titolo per i reati di crollo, omicidio colposo e falso, a carico dieci imputati. Il palazzo “killer”, nel 2017, si sbriciolò come un castello di sabbia a causa di alcuni lavori di ristrutturazione, effettuati in un appartamento al secondo piano ed «eseguiti – così il  pm Andreana Ambrosino – in spregio alle regole di diligenza e perizia».

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