Di padre in figlio, la maledizione Falcucci per i Palomba: debito di 417.000 euro per il Comune di Torre del Greco

Alberto Dortucci,  

Di padre in figlio, la maledizione Falcucci per i Palomba: debito di 417.000 euro per il Comune di Torre del Greco
La scuola al centro dell'ultimo braccio di ferro giudiziario

Torre del Greco. «Le colpe dei padri non ricadano sui figli», recita un noto versetto della Bibbia. Ma, passando dalla religione alla politica, lo scenario – come insegnano i casi «illustri» di Matteo Renzi e Luigi Di Maio – può decisamente cambiare, in particolare se si tratta di debiti. Così, a distanza di 40 anni, il Comune oggi guidato da Giovanni Palomba deve pagare la bellezza di 417.000 euro per una vicenda relativa all’epoca in cui era il padre dell’attuale sindaco a dettare i tempi della politica all’ombra del Vesuvio.

Il contenzioso di 40 anni

La vicenda, manco a dirlo, si inserisce nel «ricco» elenco di contenziosi nati dallo scandalo dell’ex legge Falcucci alla base della tangentopoli di Torre del Greco. Stavolta, al centro di un braccio di ferro giudiziario durato circa 40 anni c’è l’appalto per la realizzazione della scuola media – oggi diventato istituto comprensivo – Francesco D’Assisi di viale Campania: gli interventi furono aggiudicati all’impresa Iceb srl, successivamente fallita. Anche a causa – come sostenuto dal curatore – dell’illegittima sospensione dei lavori e del mancato pagamento degli interventi previsti da una variante e dell’esecuzione dei saggi geognostici oltre al credito residuo certificato all’atto del collaudo. La prima sentenza risale al 2009, quando il tribunale di Torre Annunziata riconobbe le ragioni del curatore della Iceb srl e condannò l’ente di palazzo Baronale al pagamento di 201.157 euro. Il verdetto venne impugnato dall’amministrazione comunale all’epoca targata Ciro Borriello, ma senza fortuna. Anzi. Il 26 giugno del 2018 – praticamente il giorno dell’insediamento di Giovanni Palomba in municipio – i giudici della quinta sezione civile della Corte d’Appello di Napoli rincararono la dose, stabilendo in 380.000 euro e spiccioli la somma da riconoscere al fallimento della Iceb srl. A cui aggiungere le spese legali per un complessivo «danno» per le casse del Comune di circa 407.000 euro.

Il silenzio lungo 3 anni

A distanza di un anno, il consiglio comunale ha provveduto – giocoforza – a riconoscere il debito fuori bilancio, ma senza impegnare la somma necessaria né sull’esercizio finanziario del 2019 né sull’esercizio finanziario del 2021. Un silenzio lungo due anni e capace di convincere il curatore di Iceb srl a trascinare nuovamente la questione in aula, ottenendo un nuovo pronunciamento favorevole per l’ottemperanza della sentenza a cui il Comune era sfuggito accompagnato dall’avvertimento che «in caso di ulteriore inerzia è nominato commissario ad acta un funzionario di idonea qualificazione professionale». Una «minaccia» davanti a cui – complice il recente rimpinguamento del capitolo di bilancio destinato ai debiti fuori bilancio – la giunta è corsa, finalmente, ai ripari. Riconoscendo il debito fuori bilancio e rimettendo al consiglio comunale la parola definitiva per chiudere una vicenda durata quarant’anni. E passata di padre in figlio, con un danno di 417.000 euro per le casse dell’ente di palazzo Baronale.

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