Sarno, datterai e terra dei fuochi: la riforma della giustizia rischia di affossare i processi agli eco-criminali

Ciro Formisano,  

Sarno, datterai e terra dei fuochi: la riforma della giustizia rischia di affossare i processi agli eco-criminali

Se da un lato la riforma della giustizia passata alla Camera nelle scorse ore ha accontentato i magistrati Antimafia, dall’altra potrebbe aprire un’autostrada verso la possibile impunità per i così detti eco-reati. Una piaga che tocca da vicino la provincia di Napoli, devastata per decenni dalla piaga dell’inquinamento: dal fiume Sarno ai datterai, passando per gli incendi e i rifiuti interrati sul Vesuvio. Sì perché al contrario di quanto previsto per i reati di mafia e terrorismo, lo stop alla prescrizione anticipata non avrà valore per i reati di disastro ambientale. Il tutto a dispetto delle pressioni e delle denunce degli ambientalisti. Secondo i dati ufficiali soltanto nel 2020 sono stati 883 i processi penali avviati per delitti contro l’ambiente e con 2.314 persone denunciate e 824 ordinanze di custodia cautelare eseguite. Mentre dal 2015 – l’anno dell’entrata in vigore della famosa legge sugli eco-reati – sono stati aperte 4.636 inchieste e denunciate quasi 13.000 persone. Di queste 4.000 sono state raggiunte da ordinanze di custodia cautelare.  E questa legge – se dovesse passare in Senato così – potrebbe rappresentare un ostacolo non da poco per le numerose inchieste sull’inquinamento imbastite dalla magistratura lungo la fascia costiera vesuviana. A cominciare dalla mega-indagine, condotta da 4 Procure, sull’inquinamento del fiume Sarno, il corso d’acqua che lambisce le province di Napoli, Salerno e Avellino. Il fiume più inquinato d’Europa che ancora oggi rappresenta un cancro per il territorio e un freno per lo sviluppo turistico di un’area che potrebbe diventare un polo turistico di primo piano. Ma non è l’unica indagine che potrebbe arenarsi nelle maglie della nuova riforma che apre alla possibile prescrizione se in Appello il processo non si definisce entro due anni. Due inchieste parallele – condotte dalle Procure di Napoli e Torre Annunziata – hanno portato in questi mesi all’arresto di decine di datterai. Pirati del mare, assassini dell’ambiente che avrebbero sfregiato 6 chilometri di costa – tra Castellammare e Sorrento – causando danni inestimabili per l’ecosistema marino. Pescatori senza scrupoli che sono arrivati a sfregiare persino i faraglioni di Capri. Alcuni sono in carcere, altri ai domiciliari. E tutti potrebbero beneficiare – in caso di conferma della riforma – della prescrizione anticipata in caso di processo più lento del previsto. Un tema che tocca da vicino anche il fenomeno degli incendi, altra questione dolente, come dimostra il disastro ambientale causato dai roghi che nel 2017 hanno devastato il Vesuvio. Lo stesso vulcano oggetto di indagini che hanno portato, in questi anni, alla scoperta di fusti tossici interrati a due passi dai campi di pomodori. Reati che hanno segnato in maniera indelebile lo sviluppo di questo territorio. Reati che rischiano di restare impunti.

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