Omicidio Scelzo a Castellammare, la Dda: «Prove schiaccianti». I due ras rischiano l’ergastolo

Ciro Formisano,  

Omicidio Scelzo a Castellammare, la Dda: «Prove schiaccianti». I due ras rischiano l’ergastolo

I racconti di cinque pentiti, una lunga sfilza di verbali, informative e anche la sentenza di condanna all’ergastolo per il killer poi diventato collaboratore di giustizia. Eccole le prove schiaccianti che secondo l’Antimafia inchiodano Antonino Esposito Sansone e Vincenzo Ingenito, i due uomini ritenuti vicini al clan D’Alessandro arrestati a giugno con l’accusa di aver partecipato all’omicidio di Pietro Scelzo, assassinato la sera del 18 novembre del 2006. Dopo 15 anni di indagini e processi il pubblico ministero della Dda Giuseppe Cimarotta – il pm dei 192 arresti in 4 anni che hanno decapitato le cosche stabiesi – ha chiesto e ottenuto il giudizio immediato per i presunti assassini di Scelzo. Nei giorni scorsi, infatti, il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Napoli, Isabella Iaselli, ha accolto la richiesta del sostituto procuratore della Dda, fissando per il prossimo 4 ottobre la prima udienza del processo che si celebrerà dinanzi ai giudici della Corte d’Assise di Napoli. Processo nel corso del quale i due imputati (difesi dagli avvocati Antonio de Martino e Alfonso Piscino) proveranno a dimostrare la propria innocenza rispetto all’accusa di omicidio volontario aggravato dalle finalità mafiose. Secondo la ricostruzione degli inquirenti Antonino Esposito Sansone e Vincenzo Ingenito avrebbero entrambi partecipato al massacro eseguito materialmente da Pasquale Rapicano, killer di punta del clan D’Alessandro che ha deciso di collaborare con la giustizia due anni fa, proprio dopo essere stato condannato all’ergastolo per questo delitto. Ai pm il sicario pentito ha confessato di aver ucciso con undici colpi di pistola Scelzo davanti al portone della sua abitazione. A ordinare il massacro, armando la mano di Rapicano, sarebbe stato proprio Ingenito assieme a Renato Cavaliere, altro collaboratore di giustizia coinvolto nell’inchiesta. Mentre Esposito Sansone – sempre stando alla ricostruzione dell’Antimafia – si sarebbe occupato del recupero del killer. Il movente del massacro sarebbe da ricercare nella volontà del clan D’Alessandro di colpire un potenziale “rivale” nel settore dell’affare spaccio nel cuore del centro antico di Castellammare di Stabia. Tra l’altro, sostiene la Dda, Scelzo era considerato dai boss di Scanzano un potenziale traditore per una sua «verosimile affiliazione al clan Omobono-Scarpa», la cosca che tra la fine degli anni ‘90 e l’inizio del nuovo millennio ha provato a spodestare, senza successo, la cupola dei D’Alessandro. Il processo che si aprirà a ottobre rappresenta uno dei tanti capitoli della guerra di camorra che ha insanguinato la città. Una guerra sulla quale ha puntato i riflettori l’Antimafia che sta tentando di far luce sulle tante pagine nere della storia di Castellammare di Stabia.

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