Lady camorra: il clan sostenne un candidato alle regionali del 2020

Redazione,  

Lady camorra: il clan sostenne un candidato alle regionali del 2020

Coltellate e minacce alla compagna della nipote, impossessatasi dei proventi della vendita di una villa: lady camorra risolve di persona i problemi più spinosi, nella gestione del clan come negli affari di famiglia. Le intercettazioni raccolte durante l’inchiesta che ha portato al fermo di Maria Licciardi, 70 anni, boss tra i più potenti della camorra napoletana, confermano il profilo delineato in anni di cronache giudiziarie: donna fredda, lucida, dalla moderna mentalità imprenditoriale ma anche dura e inflessibile. Come quando convoca un esponente di un clan alleato, ‘reo’ di aver contattato un politico a lei vicino senza chiederle prima il permesso; e nell’occasione lo rimprovera per non aver portato abbastanza voti a quel candidato, che non era stato eletto alle regionali del 2020 in Campania.

Domani si terrà a Rebibbia l’udienza di convalida del fermo della boss, bloccata prima dell’alba di sabato a Ciampino dai carabinieri del Ros mentre stava per imbarcarsi su un volo per la Spagna con un biglietto di sola andata. Negli ultimi giorni gli investigatori avevano notato segnali di nervosismo nel clan, e conoscendo la capacità di dileguarsi di lady camorra – pronta a nascondersi ai primi segnali di pericolo, già sfuggita due volte all’arresto in passato – non hanno voluto correre rischi. Il pool che indaga sulla boss (sostituti procuratori Giuseppina Loreto, Celeste Carrano e Antonella Serio) ha subito disposto il fermo. Quando Maria Licciardi si è vista circondare dai militari ha perso solo per un istante la sua proverbiale freddezza: all’invito a rimanere calma, ha risposto sbottando “ma quale calma, mi state arrestando”. Come in passato, la sua strategia difensiva dovrebbe consistere nel negare ogni addebito e presentarsi come una tranquilla casalinga. Agli atti dell’inchiesta ci sono però numerose intercettazioni da spiegare, come quella sul candidato alle regionali.

In un colloquio registrato il 29 giugno scorso un uomo del clan alleato Mallardo, a casa della Licciardi, prova a giustificarsi per la mancata elezione: “…Qualcosa gliel’ho fatto prendere laggiù… mi sono impegnato… mò a prescindere che non è salito (non è stato eletto, ndr)…” . Lady camorra lo fulmina padroneggiando le cifre dei voti: “No! Ci volevano 2500… e loro non sono arrivati nemmeno a … erano 900”. Un’altra intercettazione mostra la risolutezza con cui Maria Licciardi gestisce uno spinoso affare di famiglia. Sua nipote intrattiene una relazione sentimentale con una donna, e quest’ultima riesce a farsi consegnare dalla compagna 450mila euro ricavati dalla vendita di una villa di famiglia. La circostanza viene riferita a ‘zia Maria’ dal fratello della vittima del plagio, che propone di vendicare l’affronto sfregiando il viso della ‘colpevole’. Ma Maria Licciardi boccia l’idea e decide di risolvere personalmente la questione. Il 24 aprile scorso, secondo le attività di intercettazione dei carabinieri del Ros, coordinate dalla Dda, lady camorra si fa accompagnare a casa della fidanzata della nipote: prima la accoltella a una gamba e a un braccio, e poi la minaccia, pesantemente (“…attacco i nipoti tuoi dietro alla macchina e ti faccio piangere senza mazzate…”), per costringerla a riconsegnare la somma. La ragazza ha due mesi per restituire il denaro, poi dovrà lasciare Napoli definitivamente. E’ la sentenza, inappellabile, di Maria Licciardi.

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