Da Torre Annunziata a Castellammare, 20 boss in 10 città: imprese stritolate dal pizzo

Ciro Formisano,  

Da Torre Annunziata a Castellammare, 20 boss in 10 città: imprese stritolate dal pizzo

Venti clan in venti chilometri di costa. Da Torre Annunziata a Castellammare di Stabia, passando per Torre del Greco. Un esercito di padrini che si fanno la guerra per mettere le mani sul monopolio degli affari illeciti all’ombra del Vesuvio. Una torta che vale milioni di euro e che fa gola a tutti. Montagne di soldi che diventano più pesanti in periodo di crisi. Crisi economica ma anche criminale. Da un lato gli arresti che hanno colpito l’ala militare dei clan, dall’altro la continua nascita di gruppi emergenti che mettono in crisi lo storico dominio delle cosche che per decenni hanno dettato legge nelle città della provincia.  E così sono scese in campo le nuove leve della camorra. Più feroci, più spietate. Pronte a tutto pur di conquistare lo scettro del potere e scalzare i vecchi padrini sepolti vivi al carcere duro. Potere che vuol dire soldi, tangenti, estorsioni, spaccio di droga: le principali fonti di guadagno per la camorra spa. Ferragosto, assieme a Pasqua e Natale, è una delle scadenze fisse per i signori del racket. Anche in questa chiave potrebbero essere letti gli episodi criminali finiti al centro delle indagini delle forze dell’ordine nel corso degli ultimi mesi. I dati sono inquietanti. Soltanto a Torre Annunziata, dall’inizio dell’anno ad oggi, sono stati registrati qualcosa come ventinove raid armati: quindici bombe, sette stese, due agguati. Episodi legati in gran parte – sostengono gli inquirenti – proprio alla guerra in atto per il monopolio degli affari illeciti in città. Uno scontro senza confini cominciato già dopo la fine del primo lockdown a maggio dello scorso anno, con l’agguato al genero del super boss Valentino Gionta. Una escalation di violenza che da il senso del clima di terrore che si respira nella zona vesuviana. Un’emergenza ribadita a chiare lettere anche da un altro dato, quello delle denunce. Si contano sulle dita di una mano gli imprenditori che hanno deciso di fare i nomi dei loro estorsori nel corso di questi mesi. Il tutto a fronte dei continui tentativi delle forze dell’ordine e dalla magistratura di scalfire quel muro di omertà che ancora oggi rappresenta l’arma più potente nelle mani della camorra. Le alternative sono due: o si paga il pizzo o si scappa. E così decine di imprenditori finiti nella rete del racket hanno preferito lasciare quest’area, investendo altrove a caccia di territori nei quali poter svolgere serenamente l’attività imprenditoriale, lontano dai feudi della criminalità organizzata. Una situazione complessa che varia di territorio in territorio. Se a Torre Annunziata il terrore si semina con bombe, spari e agguati, a Castellammare di Stabia i clan agiscono sotto traccia. Ma sono comunque centinaia gli imprenditori che – come documentato dalle recenti inchieste condotte dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli – sono finiti nella rete del pizzo gestita dai boss della camorra.

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