Giustizia flop a Ercolano, innocente in carcere per sei anni: ora chiede un maxi-risarcimento allo Stato

Ciro Formisano,  

Giustizia flop a Ercolano, innocente in carcere per sei anni: ora chiede un maxi-risarcimento allo Stato

E’ stato arrestato nel 2007. In carcere ha trascorso sei anni della sua vita. E’ stato persino condannato all’ergastolo, in primo e secondo grado. Ma lui, Ferdinando Abbate con quell’omicidio non c’entrava niente. E per salvarlo da una sentenza ingiusta che poteva costargli il carcere a vita ci sono voluti tre pentiti: i tre veri assassini che hanno partecipato al massacro di via Marittima. E adesso, a tredici anni di distanza, il sessantatreenne di Ercolano presenta il conto allo Stato e chiede un risarcimento per ingiusta detenzione. Una richiesta legittima, come sottolinea anche una recente sentenza della Corte di Cassazione che ha rimandato gli atti alla Corte d’Appello di Napoli per discutere l’incredibile caso di quell’uomo innocente accusato ingiustamente di essere un assassino al soldo della camorra. L’ultimo atto di un processo infinito scandito di errori e colpi di scena. Il 20 maggio del 2007 Abbate viene arrestato. Con lui finiscono in cella anche Francesco Raimo e Agostino Scarrone, due killer del clan Birra. Sarebbero loro – secondo le prime indagini – gli assassini che hanno ammazzato Gaetano Pinto, uomo ritenuto vicino al clan Ascione-Papale, massacrato il giorno prima sulla porta della sua abitazione nell’ambito della guerra tra cosche. A tirare in ballo i tre imputati alcune testimonianze che poi si sono rivelata palesemente infondate. Ma la giustizia va avanti. Abbate dice di essere innocente e nessuno gli crede. Ne i giudici di primo grado ne tanto meno quelli di Appello che tra il 2009 e il 2011 condannano il sessantatreenne e gli altri due imputati all’ergastolo. Sembra la fine. E invece tra il 2011 e il 2012 Raimo e Scarrone iniziano a collaborare con la giustizia. Ammettono di aver partecipato a quel delitto assieme ai sicari del clan Gionta, all’epoca alleati dei Birra nella guerra contro gli Ascione-Papale, ma negano tassativamente la partecipazione di Abbate. Nel 2013 la Cassazione annulla la condanna per tutti e nel 2014 la Corte d’Assise d’Appello assolve con formula piena Abbate (già scarcerato qualche mese prima) scagionato dai veri assassini. Ma nonostante le prove lampanti dell’errore giudiziario di cui è rimasto vittima, la Corte d’Appello, nel 2019 ha deciso di non accogliere la domanda di riparazione di Abbate per ingiusta detenzione. Una decisione fondata sul fatto che la richiesta è arrivata troppo tardi. Una sentenza contro la quale il sessantatreenne ha deciso di proporre ricorso in Cassazione. La quarta sezione della Suprema Corte gli ha dato ragione attraverso un verdetto firmato il 14 aprile scorso le cui motivazioni sono però state depositate qualche giorno fa. La Cassazione ha deciso di annullare la precedente ordinanza rimandando di nuovo gli atti alla Corte d’Appello di Napoli. Ai giudici il compito di scrive l’ennesimo capitolo di una saga giudiziaria che poteva costare l’ergastolo ad un uomo innocente.

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