L’aspirante boss di Poggiomarino tradito dalla sua compagna

Andrea Ripa,  

L’aspirante boss di Poggiomarino tradito dalla sua compagna

Aveva paura che dopo i maltrattamenti il suo compagno, Carmine Amoruso, sarebbe passato ai fatti. Usando una di quelle armi che teneva nascoste nell’appartamento. Dopo le minacce e le botte, denunciate alle forze dell’ordine, credeva che ben presto l’ex collaboratore di giustizia, tornato a fare affari con la criminalità organizzata e pronto a far scoppiare una nuova guerra di camorra, avrebbe usato una pistola o un fucile contro di lei. Così ha raccontato alle forze dell’ordine dei suoi tormenti, delle sue paure.

Angosce vissute quotidianamente. E’ partita da qui l’inchiesta-lampo che pochi giorni fa ha portato al fermo, e poi all’arresto, di Carmine Amoruso – detto o’ riccio -, del fratello Marco e di Luca Garante, accusati di voler mettere in piedi un’organizzazione criminale per prendere il controllo del territorio. E a innescare i controlli – secondo quanto emerso dalle carte che hanno inchiodato i tre arrestati finiti al centro dell’inchiesta coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia – è stata proprio la compagna di Amoruso.

Aveva paura e ha chiesto aiuto. Così le forze dell’ordine hanno effettuato un primo controllo presso l’abitazione di via Palmieri. Ed hanno scoperto il primo arsenale che il gruppo di Amoruso teneva nascosto. Due fucili da guerra, pronti per far fuoco. Altre armi poi sono state trovate a casa dei fratelli Amoruso il giorno in cui gli investigatori hanno fermato i due fratelli e il loro fedelissimo Garante. In quella occasione sono state trovate due pistole – una semiautomatica di marca Steyr calibro 40 e un revolver calibro 38 special marca Smith & Wesson – poi sequestrate dall’Antimafia presso la procura di Napoli.

Quelle armi secondo la magistratura dovevano essere utilizzate per compiere il piano di morte che il gruppo aveva organizzato per mandare un segnale chiaro agli altri gruppi criminali operanti sul territorio. Prima che i tre entrassero in azione, le forze dell’ordine hanno chiuso l’inchiesta. Per gli investigatori che hanno smantellato i capi di una nuova organizzazione criminale, i tre arrestati dovranno rispondere delle accuse di ricettazione e porto e detenzione di armi da fuoco comuni e da guerra, aggravati dalla finalità mafiose nel tentativo di prendere il controllo del territorio nell’area di Poggiomarino.

Sono accusati anche di aver pianificato l’omicidio – mai eseguito – nei confronti di Raffaele Carrillo, 38 anni, appartenente al gruppo criminale rivale, quello guidato da Rosario Giugliano detto o’minorenne, con il quale era in corso una faida di camorra durata fino alla fine di aprile scorso quando, sempre su ordine della Direzione Distrettuale Antimafia presso la procura della Repubblica di Napoli, sono scattati 26 arresti.

Un maxi blitz capace di smantellare le due cosche in guerra per il controllo del territorio di Poggiomarino. In quell’operazione Amoruso e i suoi collaboratori non sono stati coinvolti ed hanno continuato a gestire gli affari illeciti a Poggiomarino. Tanto da organizzare un piano di morte nei confronti di un soldato della cosca rivale per imporre la propria legge.

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