Agguato al genero di Valentino Gionta, due piste dietro il raid a Torre Annunziata

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Agguato al genero di Valentino Gionta, due piste dietro il raid a Torre Annunziata

Oltre un anno è trascorso da quell’agguato. Quindici mesi costellati di bombe, stese, raid intimidatori. Cinquecento giorni d’inferno per Torre Annunziata. Un incubo cominciato quel giorno di maggio del 2020, quando alcuni cecchini appostati sui tetti hanno sparato all’impazzata contro Giuseppe Carpentieri, genero di Valentino Gionta, il padrino fondatore della cosca più potente della città. E’ un uomo importante Carpentieri, ha sposato Teresa Gionta, la figlia del capoclan, ed è appena uscito di galera dopo aver trascorso dietro le sbarre 27 anni di carcere. Il genero del padrino si salverà da quell’agguato. Ma quel raid per gli inquirenti ha comunque rappresentato un punto di svolta chiave nella storia recente della criminalità organizzata di Torre Annunziata. Chi ha sparato a Carpentieri e soprattutto quale movente si cela dietro quell’agguato? Interrogativi finiti al centro delle indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli. Il raid ai danni di Carpentieri viene citato a più riprese in inchieste, informative, relazioni della Dia e persino in una sentenza della Corte di Cassazione. Atti dai quali viene fuori una doppia pista. A sparare al genero di Valentino Gionta potrebbero essere i vecchi nemici dei Valentini oppure i nuovi rampolli della camorra vesuviana. Da recente verdetto della Cassazione a carico di un esponente dei Gallo-Cavalieri viene fuori l’ombra della cosca rivale dei Gionta. Nel negare la scarcerazione al pregiudicato la prima sezione penale della Suprema Corte cita, come prova dell’attuale «operatività del gruppo» criminale, appunto, «il tentato omicidio di Giuseppe Carpentieri». Un’altra pista investigativa emersa in questi mesi, però, porta dritti anche al Quarto Sistema, il nuovo gruppo criminale nato – secondo l’Antimafia – proprio dall’odio nei confronti dei Gionta e guidato dai figli di vecchi pregiudicati assassinati nel corso della guerra tra clan proprio dai sicari dei Valentini. Ipotesi, supposizioni, indizi. Elementi che potrebbero chiarire le ragioni di quell’agguato che solo per caso non è costato la vita a Carpentieri. Tra l’altro le indagini degli scorsi anni hanno anche accertato che lo stesso genero del boss, già prima di essere scarcerato, aveva espresso la sua volontà di guidare la cosca. Di certo c’è un dato: da quel raid armato a Torre Annunziata si è scatenata una vera e propria guerra. Soltanto dall’inizio dell’anno sono 15 le bombe esplose in città e 7 le stese messe a segno nei fortini della camorra. Una escalation di violenza che ha fatto sprofondare nel baratro la città.

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