Torre Annunziata, i sicari della camorra in azione: agguato nel fortino dei Chierchia

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Torre Annunziata, i sicari della camorra in azione: agguato nel fortino dei Chierchia

Tre proiettili esplosi in rapida successione. Tre colpi di kalashnikov che s’infrangono contro un portone di ferro in uno dei tanti palazzi della camorra. Tre boati che scuotono la città, prima che quel motorino venga inghiottito dal buio della notte. Sono le immagini dell’ennesima stesa, l’ennesimo raid, l’ennesima notte di piombo e paura nell’inferno di Torre Annunziata. Siamo nel rione Provolera, un quartiere che da decenni ospita una delle più floride piazze di spaccio della città. Una zona che ricade sotto il dominio criminale dei reduci del clan Chierchia, la cosca prima nemica e poi alleata dei più potenti Gionta.

Fino al 2010 Chierchia, Gionta e i Birra di Ercolano avevano creato una federazione criminale per gestire in regime di monopolio gli affari illeciti da Torre fino alle porte di Napoli. Organizzazioni criminali in declino e finite ora sotto assedio, come dimostrano i numerosi raid armati messi a segno nelle roccaforti dei boss. L’ultima nella notte tra giovedì e venerdì. Sono da poco passate le undici di sera quando nel centralino del commissariato di polizia di Torre Annunziata i telefoni cominciano a squillare all’impazzata. «Venite in via Carducci stanno sparando», ripete quella voce dalla cornetta. In un lampo gli agenti si fondano sul posto. All’arrivo delle forze dell’ordine in strada ci sono alcuni cittadini. Tutti hanno sentito i colpi di arma da fuoco ma nessuno sa da dove provenivano o contro chi fossero stati esplosi. I poliziotti iniziano a setacciare l’area.

Qualche metro più avanti, in vico Forni, gli agenti ritrovano davanti ad un palazzo ben tre colpi di arma da fuoco. Si tratta di proiettili esplosi con un kalashnikov, gli stessi mitra micidiali usati dai nuovi soldati della camorra di Torre Annunziata per firmare altre stese in questi mesi.

I colpi hanno raggiunto un portone di ferro. I fori sono visibili e per gli inquirenti non c’è dubbio: chi ha sparato stava rincorrendo qualcuno che si è rifugiato nel palazzo. Un agguato mancato per una questione di pochi istanti. E nel mirino poteva esserci anche qualche pezzo grosso. In quel palazzo, infatti, abitano alcuni personaggi legati ai Chierchia.

Ma quando i poliziotti provano a chiedere informazioni le bocche sono cucite. Nessuna sa nulla. Nessuno ha sentito nulla. Un copione che ormai si ripete sempre uguale nella città della paura e dell’omertà. La città dei 34 raid armati dall’inizio dell’anno. La città delle bombe a mano, dei negozi fatti saltare in aria, del pizzo imposto a centinaia di attività commerciali e degli imprenditori in fuga. Una città ostaggio di una guerra senza confini. Una guerra che rischia di colpire di tutti. Anche gli innocenti.

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