Castellammare. Il boss nababbo: affiliati pagati 10mila € al mese

Tiziano Valle,  

Castellammare. Il boss nababbo: affiliati pagati 10mila € al mese

Paghe da capogiro, circa 10mila euro al mese, voli e alloggi negli hotel più lussuosi del mondo. Era quello che garantiva Raffaele Imperiale a chi lavorava con lui, chiedendo in cambio la disponibilità a spostarsi continuamente da una parte all’altra del mondo e soprattutto: il silenzio sui suoi traffici, anche in caso di arresto. Sono stati i collaboratori di giustizia, però, nel corso degli anni, a consentire agli investigatori di fare luce sulla holding messa in piedi dal re del narcotraffico mondiale, che lo scorso 4 agosto è stato arrestato a Dubai e ora è in attesa dell’estradizione in Italia.Castellammare. Il boss nababbo: affiliati pagati 10mila € al mese

A parlare degli affari di Imperiale sono stati soprattutto Mario Cerrone (il suo ex braccio destro), Biagio Esposito (un killer spietato durante la faida di Scampia) e Carmine Cerrato (cognato del boss Cesare Pagano). È stato in particolare quest’ultimo a sostenere che per mandare avanti la sua attività, Imperiale spendeva circa 450mila euro al mese tra stipendi e benefit riservati ai suoi sodali. Una quarantina, in totale, le persone che erano al servizio del narcos tra l’Italia, la Spagna, l’Olanda e il Sudamerica. Guardaspalle, autisti, esperti in riciclaggio, avvocati e ovviamente narcotrafficanti.

Di questo gruppo, secondo la Procura di Napoli, faceva parte anche Vincenzo Aprea, che meno di un mese fa ha ottenuto i domiciliari dopo essere stato arrestato nel 2013, all’aeroporto di Parigi, proprio nell’ambito di un’inchiesta sui traffici di Raffaele Imperiale. Aprea, in quell’occasione, fu arrestato con un carico di oltre una tonnellata di cocaina, per un valore di circa un miliardo e trecento milioni di euro, che era riuscito a imbarcare da Caracas con un volo di linea dell’Air France. Secondo gli investigatori quella cocaina era indirizzata alla camorra napoletana e sarebbe servita a rifornire i più grossi clan della Campania.

Per comprendere come Raffaele Imperiale potesse riuscire a pagare 450mila euro solo di stipendi per i suoi sodali, basta pensare che secondo gli investigatori il suo ruolo di broker gli consentiva di guadagnare 37mila euro per ogni chilo di cocaina che passava dai produttori sudamericani ai clan che gestivano le piazze di spaccio.

Un affare da capogiro che lascia solo immaginare l’impero economico che Imperiale è riuscito a mettere insieme in oltre 15 anni di attività, trafficando non meno di 2 tonnellate di cocaina all’anno.

Un giro d’affari sterminato, un potere economico forse unico al mondo. Dalle casse d’acqua di Castellammare al rifornimento di droga in tutto il mondo.

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