Deiulemar, altro riparto. Ma i soldi sono solo per le banche

Alberto Dortucci,  

Deiulemar, altro riparto. Ma i soldi sono solo per le banche

Torre del Greco. Il «diritto di prelazione» era già noto, ma la comunicazione ufficiale della curatela fallimentare della Deiulemar compagnia di navigazione ha scatenato nuovi malumori e polemiche tra gli obbligazionisti travolti dal crac da 800 milioni di euro dell’ex fiore all’occhiello dell’economia all’ombra del Vesuvio: i soldi incassati dalla vendita di villa Ciliberti – il «palazzo delle truffe» di via Tironi, aggiudicato all’asta a settembre del 2020 – andranno tutti all’ex Banca Popolare di Bari. L’ennesima doccia gelata per le vittime del «grande crac», già reduci da un’estate costellata di cattive notizie.

Il settimo riparto

Neanche il tempo di archiviare la settimana di Ferragosto e la curatela fallimentare della Deiulemar compagnia di navigazione ha comunicato al comitato dei creditori il deposito in cancelleria del progetto relativo al settimo riparto parziale del fallimento Dcn. L’intera cifra incassata dalla cessione di villa Ciliberti – circa un milione e duecentomila euro, a fronte dei 2,7 milioni di euro della prima base d’asta fissata a gennaio del 2018 – dovrà essere assegnata al creditore ipotecario Leone Spv, già Banca Popolare di Bari, ammesso al passivo per un importo complessivo di circa 12,8 milioni di euro: un vero e proprio tesoro, in larga parte – circa 9 milioni di euro – in privilegio ipotecario proprio sul «palazzo delle truffe» di via Tironi e sul complesso sportivo Poseidon di via Benedetto Cozzolino a Ercolano. Secondo i conti ora in mano al giudice delegato Amleto Pisapia, una volta incassati i soldi di villa Ciliberti, l’ex Banca Popolare di Bari dovrà recuperare ulteriori 5,6 milioni di euro.

L’ipotesi-ricorso

Come evidenziato dalla nota firmata dalla curatela fallimentare della Dcn, qualsiasi creditore – entro il termine perentorio di 15 giorni dalla comunicazione ufficiale – può presentare reclamo al giudice delegato contro il progetto di riparto esclusivamente a favore del creditore ipotecario Leone Spv. «Decorso tale termine senza la proposizione di reclami – avvertono Alfonso Iovane, Vincenzo Di Paolo e Paola Mazza – il giudice delegato, su richiesta dei curatori, dichiarerà esecutivo il progetto di ripartizione. Nel caso dovessero essere proposti reclami, il progetto di ripartizione sarà egualmente dichiarato esecutivo con accantonamento delle somme corrispondenti ai crediti oggetto di contestazione». Ma l’ipotesi – considerata la correttezza della proceduta – appare, al momento, improbabile. Insomma, come previsto, la vendita del «simbolo del potere» degli armatori-vampiri farà felici solo le banche e non i piccoli creditori.

La rabbia social

Il settimo riparto parziale del fallimento Dcn ha inevitabilmente rilanciato la rabbia degli obbligazionisti, già «provati» dalla lunga attesa per la fissazione del nuovo processo d’appello ai responsabili del grande crac all’ombra del Vesuvio – la sentenza di Cassazione con cui era stata decisa la rideterminazione di alcune pene risale a luglio del 2019 – e dall’interminabile braccio di ferro giudiziario per le vicende relative a Bank of Valletta e al trust della Svizzera. «Ci dobbiamo svegliare dal torpore in cui siamo caduti – il grido di battaglia lanciato attraverso i social -. Dobbiamo tornare a fare sentire la nostra voce: bisogna organizzarsi per una manifestazione di massa davanti al tribunale di Torre Annunziata e scaricare tutta la rabbia che abbiamo in corpo, perché a 10 anni dal fallimento siamo sempre in attesa della giustizia. E’ una vergogna».

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