Castellammare. I retroscena sull’arresto del narcos Imperiale a Dubai: nascondeva altri dipinti in casa

Tiziano Valle,  

Castellammare. I retroscena sull’arresto del narcos Imperiale a Dubai: nascondeva altri dipinti in casa

In tasca un passaporto falso, nel garage una decina di auto diverse, in casa molti quadri. Quasi a confermare quella spocchia che lo ha reso famoso in tutto il mondo come il boss dei Van Gogh. «Piacere, Antonio Rocco». Così si presentava Raffaele Imperiale negli Emirati Arabi, fingendo di essere un uomo d’affari. Le indagini condotte dalla polizia di Dubai, in collaborazione con l’Europol e gli investigatori italiani guidati dalla Procura di Napoli, hanno svelato tutti i segreti della latitanza dorata del narcotrafficante stabiese, finita lo scorso 4 agosto quando è stato arrestato. Tra grattacieli e hotel di lusso, Imperiale si muoveva sotto un falso nome, stando attento – almeno da qualche anno – a farsi vedere troppo in giro.

Nel 2016 la guardia di finanza scopre due tele di Van Gogh nell’appartamento di famiglia al rione Ponte Persica di Castellammare di Stabia e spuntano fuori i particolari di una latitanza quasi beffarda, vissuta al Burj Al Arab. Mentre gli investigatori italiani gli danno la caccia per notificargli un’ordinanza di custodia cautelare in carcere con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata al narcotraffico internazionale, con l’aggravante di aver fatto affari con uno dei più potenti clan della camorra napoletana, gli Amato-Pagano, lui sembra spassarsela in uno degli hotel più lussuosi al mondo, in quella vela che affaccia sul Golfo Persico e accoglie gli uomini più potenti del globo.

In quel momento, un frame recuperato da una telecamera di videosorveglianza di Madrid, mostra il suo volto in tutto il mondo. Resterà per anni l’unica foto nota di Imperiale, che nel frattempo viene inserito nella lista dei 6 latitanti più pericolosi d’Italia. E’ forse proprio da quel momento che diventa più attento. Il narcotrafficante si trasferisce in una villa lontano dal centro di Dubai e accessibile da una sola strada, monitorata da telecamere di videosorveglianza. Non registra il suo indirizzo e quando deve uscire di casa lo fa ogni volta con un’auto diversa, nel tentativo di non dare punti di riferimento alle forze dell’ordine che gli danno la caccia. Quando nel 2018 arriva la firma del trattato per le estradizioni tra gli Emirati Arabi e l’Italia, scatta in un certo senso il countdown per l’arresto di Imperiale, che nel frattempo finisce anche nel mirino della Dea (il Dipartimento anti-droga degli Stati Uniti), che indaga sul traffico di droga tra il Sudamerica e l’Europa, passando per i porti statunitensi.

La polizia di Dubai, in collaborazione con l’Europol, comincia a stringere il cerchio su Imperiale a metà luglio scorso. Gli investigatori individuano la villa dove vive e monitorano i suoi spostamenti notte e giorno, per una settimana. Il 4 agosto scatta il blitz e Imperiale viene sorpreso mentre sta parlando al cellulare all’esterno della sua casa, circondato da alcune persone.

Finge solo per un attimo di non essere lui, ma capisce che ormai la sua fuga è finita. Gli agenti della polizia di Dubai invadono la sua villa e cominciano a portare via soldi, orologi, gioielli e soprattutto dipinti. Proprio il sequestro dei quadri fa tornare alla mente la scoperta delle due tele di Van Gogh nell’abitazione di Ponte Persica a Castellammare e il sospetto degli investigatori olandesi, già emersi nel 2016, che la camorra custodisse altri dipinti d’inestimabile valore. Sui quadri ritrovati nella villa di Dubai di Raffaele Imperiale sono già stati avviati degli accertamenti. Sono alte le possibilità che si tratti di altri tesori.

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