Ercolano, conti in rosso al Mav: il teatro ai privati per evitare il crac

Daniele Gentile,  

Ercolano, conti in rosso al Mav: il teatro ai privati per evitare il crac
Il museo archeologico virtuale di Ercolano

Ercolano. La parola d’ordine è privatizzazione. E si applica, vista la necessità di fare cassa, perfino alla cultura. Con inevitabili polemiche e proteste. Nello specifico, legate al Museo Archeologico Virtuale di via IV Novembre, gestito con meticolosità e accortezza dalla Fondazione Cives. Ma la scrupolosità non ha salvato i conti del Mav, perché gli effetti dell’emergenza provocata dal Covid-19 – come era prevedibile – hanno pesato come un macigno sugli introiti del museo, al punto da spingere la fondazione a “noleggiare” lo storico teatro al migliore offerente tramite un’apposita gara pubblica.

I malumori politici

La decisione presa dal consiglio d’amministrazione della Fondazione guidata dal presidente Luigi Vicinanza ha scatenato polemiche e proteste. Infatti, negli ultimi giorni sono diversi i gruppi politici e non che si sono detti estremamente contrari alla “privatizzazione” del teatro. Ribadendo, inoltre, che in questo modo Ercolano perderà l’ennesima occasione di coltivare la cultura e promuovere le eccellenze della città. Tuttavia, la decisione di fittare il teatro a una società esterna – concessione di due anni, a fronte di un corrispettivo economico di 17.500 euro all’anno – ha dei motivi precisi, come sottolineato dai vertici della fondazione: a causa della pandemia, infatti, il museo virtuale ha subito una perdita di circa 85mila euro e nello specifico, nel 2020 si è registrato il 93% di ingressi in meno. Numeri che – senza l’aiuto di un revisore dei conti – già parlano chiaro, ovvero nonostante gli aiuti della Regione Campania, il Museo Archeologico Virtuale di via IV Novembre ha perso incassi importanti. Spingendo così il Cda a prendere una decisione inevitabile per mettere a posto il quadro economico.

La difesa del presidente

«Parlare di privatizzazione della cultura non è corretto – premette Luigi Vicinanza, presidente del cda della fondazione Cives – perché, anzitutto, daremo la possibilità a una società di usufruire del teatro solo e soltanto se rispetterà tutti i criteri necessari, come ovviamente promuovere l’arte e la cultura. Non si tratta di un “affare” bensì di una possibilità in più per il museo. Ci tengo a precisare – sottolinea Luigi Vicinanza – che negli ultimi anni il Mav si è distinto per qualità: nel 2020, a  causa del Covid-19, abbiamo subito una perdita importante. Ma questi numeri indicano anche un lavoro importante: se la perdita di incassi è stata tanto profonda è perché significa che il museo, nel 2019 ha sfondato la soglia dei 100.000 visitatori. Oltretutto, con fierezza posso ribadire che nonostante l’ammanco del 2020-21 tutti i nostri dipendenti sono stati regolarmente pagati, anticipando addirittura le casse integrazione. Ora siamo ripartiti con un giorno in più per le visite il mercoledì, in cantiere ci sono spettacoli importanti e lavoriamo sempre nella stessa direzione: promuovere questa eccellenza della città».

Il modello Buonajuto

Insomma, a gettare acqua sul fuoco è la fondazione che guida il museo pronta a ribadire che il teatro sarà comunque a disposizione dei cittadini e del modello Buonajuto in sostanza. «Continuiamo con lo stesso passo di sempre – conclude il presidente di Cives – e grazie agli aiuti della Regione Campania e alla ripresa di questi ultimi mesi, il Mav continuerà ad essere un farò per Ercolano». Tuttavia, la polemica anti-sindaco è ormai dilagata e in particolare riguarda anche la mancata assegnazione della scuderie di Villa Favorita, un altro luogo della cultura a Ercolano che al momento resta senza alcun imprenditore pronto a sborsare soldi per accaparrarsi il bene.

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