Torre Annunziata, il codice dei Tamarisco: chat criptate per la coca in arrivo dall’Ecuador

Salvatore Piro,  

Torre Annunziata, il codice dei Tamarisco: chat criptate per la coca in arrivo dall’Ecuador

Torre Annunziata. “Gli operatori portuali “infedeli” avevano contatti diretti con il gruppo Tamarisco. I Tamarisco, a loro volta, ricevevano alcuni acquirenti, a cui cedevano la droga che compravano dal Sudamerica. Gli originari indagati – in particolare Davide Scuotto e Sergio Romano, oltre che Bernardo Tamarisco – per eludere i servizi di intercettazione utilizzavano il sistema chat pin to pin di Blackberry. Ciascun dispositivo, oltre al codice identificativo IMEI che è comune a tutti i cellulari, dispone infatti di un codice alfanumerico tipo pin, la conoscenza del quale consente di messaggiare testi via-chat, con l’unica differenza, rispetto a WhatsApp, che il messaggio viene preceduto da una richiesta di amicizia”. Era questo, in sintesi, il nuovo trucco escogitato dalla famiglia dei potenti narcos del rione Poverelli – i Tamarisco e loro sodali – per inondare l’intero hinterland napoletano di cocaina purissima.

A descriverlo nei dettagli è ora il giudice del Tribunale di Torre Annunziata, Fernanda Iannone, che in oltre duecento pagine di sentenza ricostruisce il sistema criminale costato in primo grado, lo scorso 26 gennaio, condanne complessive fino a 150 anni di carcere per dodici imputati pronti però a ricorrere in appello. Il sistema del traffico internazionale di stupefacenti, ricostruito a partire dal 2014 tramite diverse intercettazioni e la collaborazione con la giustizia di tre pentiti di camorra, era congegnato: la droga arrivava a Torre Annunziata, stipata nei container delle navi che esportavano banane e pesce dall’Ecuador.

Le navi sbarcavano al porto di Salerno dove un gruppo di addetti legati – secondo l’Antimafia – alla famiglia Tamarisco alias Nardiello, chiudevano un occhio, consentendo così al gruppo di recuperare i panetti di droga. A incastrare gli imputati sono stati sia i collaboratori di giustizia Claudio Scotto e Alessandro Montella, che una lunga serie di intercettazioni anche ambientali.  Gli imputati sono a vario titolo accusati di traffico e spaccio di sostanze stupefacenti con l’aggravante delle grosse quantità. Domenico e Bernardo Tamarisco, considerati a capo della piramide organizzativa, sono stati processati separatamente.

“La attiva cooperazione nel campo del narcotraffico internazionale dei fratelli Tamarisco – si legge ancora nelle motivazioni della sentenza riguardante lo stralcio dell’ultimo maxi-processo alla holding della droga – già emergeva dalle frasi del collaboratore di giustizia Montella il quale, nel riferire dei principali canali di approvvigionamento del mercato degli stupefacenti gestiti dalle organizzazioni criminali egemoni a Torre Annunziata si soffermava sui rapporti intercorrenti con Bernardo Tamarisco”.

La cocaina – secondo il giudice – veniva normalmente acquistata dal broker del sodalizio criminale che viveva in Ecuador (Salvatore Iavarone ndr) “previo invio del denaro da parte del Tamarisco”. La cocaina, secondo le indagini, proveniva dal Sudamerica grazie a navi in carichi fasulli che arrivavano nel porto di Salerno. Qui Bernardo Tamarisco contava su appoggi tra gli addetti alla movimentazione dei container, tra i quali il dipendente Enrico Russo al quale – scrive infine il giudice – “viene contestato di aver preso parte al sodalizio con il compito di recuperare la cocaina che giungeva nei containers a bordo delle navi”. @riproduzione riservata

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