Torre del Greco, svuotarono 92 conti corrente: solo tre anni e mezzo ai re delle truffe on-line

Ciro Formisano,  

Torre del Greco, svuotarono 92 conti corrente: solo tre anni e mezzo ai re delle truffe on-line

Torre del Greco. Tre anni e mezzo a testa per qualcosa come 92 episodi di truffa accertati. Si chiude così il processo a carico dei fratelli Antonio e Raffaele Perna, i due giovani di Torre del Greco arrestati a maggio con l’accusa di essere tra i promotori di un’associazione per delinquere finalizzata a innumerevoli truffe con il sistema del pishing bancario. Accuse confermate in pieno dai due imputati che dopo un paio di mesi vissuti in carcere hanno deciso di arrendersi, confessando tutto e blindando la solidità dell’inchiesta condotta dalla polizia postale e coordinata dalla Procura di Torre Annunziata. Secondo gli inquirenti le vittime venivano contattate con comunicazioni che sembravano arrivare dalla propria banca e con le quali venivano invitati ad accedere al proprio conto online. In altri casi i correntisti, dopo aver ricevuto un sms, venivano contattati tele fonicamente da falsi operatori bancari. Una volta ottenute le credenziali di accesso i truffatori prelevavano dai conti il denaro. L’organizzazione si muoveva da Torre del Greco e secondo gli accertamenti della polizia postale avrebbe messo a segno diverse truffe in numerose località italiane. Una vicenda per la quale i Perna, assieme agli altri complici, sono finiti sotto inchiesta e poi in cella. Un provvedimento eseguito dalla polizia e firmato dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Torre Annunziata. Un’ordinanza dalla quale emerge l’enorme giro d’affari del gruppo. E anche i rapporti con alcuni soggetti che avrebbero garantito ai sospettati i contatti e i numeri di correntisti che sarebbero stati poi contattati per eseguire il raggiro. A incastrare i Perna una serie di intercettazioni ma anche filmati all’interno di stare d’albergo dalle quali i re delle truffe coordinavano l’attività illecita svelata dalle indagini. Dinanzi all’enorme mole di prove raccolte dagli inquirenti i due principali artefici del sistema dei raggiri si sono arresi, riuscendo anche a strappare (a luglio) la scarcerazione, dal carcere ai domiciliari. I due giovani hanno ammesso le proprie responsabilità confermando anche il valore economico dei raggiri realizzati, pari a poco meno di 100.000 euro complessivi (come accertato dalle indagini). I legali dei due imputati – difesi dagli avvocati Antonio De Martino e Giuseppe De Luca – hanno deciso di presentare un’istanza di patteggiamento. L’accordo tra Procura e avvocati è stato blindato dalla decisione del giudice che nelle scorse ore ha firmato il verdetto. Il processo a carico dei re delle truffe si chiude dunque con una sentenza assai più mite rispetto ai 10 anni di reclusione che entrambi gli imputati avrebbero potuto incassare se avessero scelto di andare a processo.

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